8 MARZO, TRE DONNE, TRE STRADE

251390266.jpgDa La Nuova Venezia del 09/03/2012

Tre strade dedicate alle donne: Comitato chiede di fare di più

 

Il gruppo TOPONOMASTICA FEMMINILE nasce su facebook

Toponomastica femminile: http://www.facebook.com/groups/292710960778847

 

Questo gruppo nasce con l’idea di impostare ricerche, pubblicare dati e fare pressioni su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani in senso lato, siano dedicati alle donne per compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale odonomastica (branca della toponomastica).

Cartine al tornasole della misoginia ambientale, le targhe stradali d’ogni dove invitano alla riflessione.

Gli odonimi dei centri urbani, nell’Europa continentale, sono il risultato di scelte politiche e ideologiche ben chiare e consentono di leggere orientamenti e mode delle rispettive società.

Nell’Italia preunitaria prevalevano i riferimento ai santi, a mestieri e professioni esercitate sulle strade, e alle caratteristiche fisiche del luogo. In seguito, la necessità di cementare gli ideali nazionali, portò a ribattezzare strade e piazze dedicandole a protagonisti, uomini, del Risorgimento e in generale della patria; con l’avvento della Repubblica, si decise di cancellare le matrici di regime e di valorizzare fatti ed eroi, uomini, della Resistenza.

Ne deriva un immaginario collettivo di figure illustri esclusivamente maschili.

Il gruppo chiede che tutte le Giunte Comunali, sulla scia di qualche buona pratica in corso, correggano la palese discriminazione in atto.

 

#FreeRossellaUrru, per la liberazione immediata di Rossella Urru

rossellalibera.jpgNella notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso Rossella è stata rapita in Algeria nel campo Saharawi di Rabuni da una banda di miliziani armati, assieme a due cooperanti spagnoli.

 

Chi è ROSSELLA URRU?

 

Rossella Urru  ha 29 anni ed è la coordinatrice nei campi dei Rifugiati Saharawi dei progetti della ONG CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli). Il CISP opera nei campi dal 1985, in coordinamento con organizzazioni internazionali – tra le quali la Comunità Europea, il Programma Alimentare, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite -, la cooperazione italiana, enti locali italiani, in particolare la Regione Emilia Romagna e comuni in essa presenti.

 

Dalla Farnesina si sono ricevute buone notizie sullo stato di salute di Rossella ma serve mobilitare anche l’opinione pubblica per mantenere alta l’attenzione e l’impegno per la risoluzione di questa grave situazione che vede una giovane donna volontaria in pericolo di vita.

Qualcosa si sta mobilitando da quando l’artista Geppi Cucciari ne ha parlato sul palco del Festival di Sanremo.

 

Oggi a livello nazionale parte la CAMPAGNA #FreeRossellaUrru, con cui la rete si mobilita sui blog per chiedere la liberazione di Rossella.

 

Per saperne di più visitate il sito creato dai familiari di Rossella:

 

 

http://www.rossellaurru.it/

 

Per la liberazione immediata di Rossella Urru

 

 

In molti abbiamo vacillato di impotenza. Ci siamo sentiti infinitamente soli di fronte a tanto assurdo, svuotati da tanta assenza improvvisa. Così ci siamo chiusi in un lungo silenzio. Ma quello che noi credevamo un silenzio si è rivelato essere in realtà un coro di voci giunte da ogni dove. Un coro di solidarietà e di affetto che, dalla notte tra il 22 e il 23 ottobre, diventa sempre più accorato, sempre più grande e sincero. Senza addentrarsi in considerazioni ed analisi di ordine politico o religioso, lasciando quindi che siano gli esperti ad occuparsene in altre sedi più appropriate, questo blog vorrebbe solamente essere il punto di incontro fra tutte queste voci. Raccogliendo e condividendo in un unico spazio libero e aperto a tutti le numerose testimonianze per l’immediata liberazione di Rossella Urru.

 

Mezzogiorno dell’animo debutta a Padova il 23 febbraio- Libreria Zannoni

enrico pietrangeli,mezzogiorno dell'animo

Tutto assurdo, centripeto,

di una bellezza sconcertante

il vivere e la sua parodia di morte;

un logoro suono, traccia magnetica

divelta arando superstite giradischi.

 

 

 

Mezzogiorno dell’animo è la recente silloge poetica, che include anche una sezione di narrativa breve, realizzata da Enrico Pietrangeli e pubblicata alla fine del 2011 dalla CLEUP di Padova. Giovedì 23 febbraio 2012, alle ore 18, verrà presentata per la prima volta ufficialmente alla Libreria Zannoni di Padova in Corso Garibaldi – 21 (ang. Largo Europa). L’evento, realizzato con la collaborazione del Gruppo letterario “Formica nera”, prevede un intervento critico sull’opera di Luciano Nanni. Sarà presente, per l’occasione, anche l’autore che leggerà alcuni testi estrapolati dal libro. Un ulteriore intervento critico prevede anche la partecipazione della giornalista e operatrice culturale Vincenza Fava. Ci saranno, inoltre, due dei principali protagonisti delle manifestazioni ciclo-poetiche svoltesi nel corso dell’ultimo biennio, ovvero Andrea Bisighin, poeta che trova il suo campo espressivo nella bicicletta e co-organizzatore di CicloInVersoRoMagna 2011, nonché Giulia Penzo, scrittrice e collaboratrice per l’area veneta sia con CicloPoEtica 2010 che con CicloInVersoRoMagna 2011. Entrambi raccorderanno interventi mirati dalle sopramenzionate manifestazioni al libro stesso che nasce, non a caso, dall’epilogo agostano dell’ultima rassegna. Si tratta infatti di un libro che coincide con scritti realizzati, perlopiù, sull’onda della chiusura ufficiale della manifestazione dello scorso 12 agosto 2011, evento svolto a conclusione delle tappe di bicicletta e poesia, così come riportato nella stessa introduzione dell’opera. Un “ciclo” che parte da un altro biennio, quello realizzato in Sicilia, e ritorna, scandito con versi, in più parti del libro. “Con ciclo inverso e diverso, / altra ruota girerà sul verso,/ l’incompiuto giro d’una pausa / in attesa di un moto perfetto” esordisce il testo nel suo proemio. A seguire viene riportata una breve nota di lettura al libro realizzata da Liliana Arena dove, Amore e Fede, vengono posti in evidenza quali “viatici di guarigione”: “In Mezzogiorno dell’animo Enrico Pietrangeli sviscera il dolore, lo sventra e lo ricompone cercandone l’intima essenza e lo fa in prima persona, a testimonianza di un vissuto ‘esperito’ sulla propria pelle, analizzandone ogni possibile sfaccettatura, per poi giungere alla catarsi. L’autore comincia dall’atteggiamento di chi nega la possibilità di conoscerlo, mostrandosi indifferente ad esso, per poi seguirlo nella sua metamorfosi, fino a parlare di ‘contrappunto’ del dolore, penetrando la giustapposizione di più ‘melodie’ dal cui sconvolgimento simultaneo si ingenera un unitario e armonioso discorso ‘musicale’, per rimanere nell’ottica della metafora da lui utilizzata. Ne scandaglia l’anamnesi, le fobie, gli scherzi, l’esegesi, fino al suo epilogo. Pietrangeli respira il dolore alla ricerca di un baluardo esistenziale, che egli intravede nell’Amore e nella Fede, viatici di guarigione e ai quali approda, utilizzando un linguaggio poetico che nasce da uno stato emozionale e si trasforma, spaziando dalle assonanze alle figure grammaticali e retoriche in tutte le loro sfumature, dimostrando sapienza, pienezza, ricchezza e originalità di linguaggio espressivo”.

 

Gruppo letterario “Formica nera”

 

 

Luciano Nanni

Vincenza Fava

 

 

presentano il libro di

 

Enrico Pietrangeli

 

Mezzogiorno dell’animo

      Cleup Edizioni

 

 

Intervengono:

Giulia Penzo e Andrea Bisighin

 

Giovedì 23 febbraio 2012

ore 18:00

 

Libreria Zannoni

Corso Garibaldi, 21 (ang. Largo Europa) – PADOVA

 

 

 

Scheda Evento

Settore: Cultura

Genere: Poesia e narrativa

Tipo di evento: Presentazione libro

Autore: Enrico Pietrangeli

Titolo: Mezzogiorno dell’animo

Editore: CLEUP – novembre 2011

ISBN: 978 88 6129 775 3

Interventi: Luciano Nanni, Vincenza Fava, Andrea Bisighin e Giulia Penzo

Data: 23/02/2012 – ore 18.00

Presso: Libreria Zannoni, Corso Garibaldi, 21 (ang. Largo Europa) – Padova

Ingresso: gratuito

NO alla tratta – NO alle schiave del mercato della prostituzione

Con questo post ci uniamo all’appello dell’ASSOCIAZIONE AMICHE DI ABCD

QUI l‘appello:

Amiche di Abcd MOD 26.05.07h19.30.gif“Dalle inchieste fatte risulta che siano 500.000 le donne che ogni anno sono “importate” o che sono fatte transitare in Europa da organizzazioni criminali e immesse nel mercato come merce. In Italia ci sono dalle 50 alle 70.000 provenienti dai paesi dell’Est europeo o dai paesi in via di sviluppo, costrette a prostituirsi. Di queste il 40% sono minorenni (dai 14 ai 18 anni). Oltre il 50% è di ragazze africane.

Prendere coscienza di cosa c’è dietro al mercato della prostituzione è un primo atto per aiutare queste donne a riacquistare dignità, per questo vi chiediamo di unirvi a noi per dire “NO ALLA TRATTA – NO ALLE SCHIAVE DEL MERCATO DELLA PROSTITUZIONE”.

Per partecipare invia una mail a AMICHEDIABCD@fastwebnet.it indicando come vuoi partecipare, allegaci il link del tuo sito o blog e lo pubblicheremo sul nostro sito, oppure l’adesione ad essere iscritta/o nell’elenco. Per tutti gli approfondimenti e aggiornamenti sull’attività di Isoke, ti chiediamo di consultare la pagina sul sito: www.amichediabcd.org

 

AMICHE DI ABCD – www.amichediabcd.org
FACEBOOK EVENTO http://www.facebook.com/events/315162525171447/ AMICHE DI ABCD – CAMPAGNA DI
SENSIBILIZZAZIONE SULLE VITTIME DELLA TRATTA

Per approfondire il tema:


CARITAS – TRATTA E PROSTITUZIONE

Documento “Prostituzione e Tratta, Diritti e Cittadinanza – Le proposte di chi opera sul campo”

 

I LIBRI DI ISOKE

 

I. Aikpitanyi e Laura Maragnani

Le ragazze di Benin City, la tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia, edito da Melampo

 

I. Aikpitanyi – 500 STORIE VERE sulla tratta delel ragazze africane in Italia, edito da Ediesse Materiali

                                           

 

TOPONOMASTICA FEMMINILE

50294_292710960778847_1029473637_n.jpgSu facebook è nato un gruppo dal nome TOPONOMASTICA FEMMINILE con l’idea di impostare ricerche, pubblicare dati e fare pressioni su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani in senso lato, siano dedicati alle donne per compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale odonomastica (branca della toponomastica).
Cartine al tornasole della misoginia ambientale, le targhe stradali d’ogni dove invitano alla riflessione.
Gli odonimi dei centri urbani, nell’Europa continentale, sono il risultato di scelte politiche e ideologiche ben chiare e consentono di leggere orientamenti e mode delle rispettive società.
Nell’Italia preunitaria prevalevano i riferimento ai santi, a mestieri e professioni esercitate sulle strade, e alle caratteristiche fisiche del luogo. In seguito, la necessità di cementare gli ideali nazionali, portò a ribattezzare strade e piazze dedicandole a protagonisti, uomini, del Risorgimento e in generale della patria; con l’avvento della Repubblica, si decise di cancellare le matrici di regime e di valorizzare fatti ed eroi, uomini, della Resistenza.
Ne deriva un immaginario collettivo di figure illustri esclusivamente maschili.
Il gruppo, fondato da Maria Pia Ercolini, che in pochi giorni è lievitato a ca. 1000 persone,  chiede che tutte le Giunte Comunali, sulla scia di qualche buona pratica in corso, correggano la palese discriminazione in atto.

Per questo, aderendo all’iniziativa abbiamo rilevato che a Chioggia ci sono 3 vie intitolate a donne importanti:

Calle E. Duse La grande attrice (http://it.wikipedia.org/wiki/Eleonora_Duse) è nata a Vigevano (sulla casa natale è stata messa una targa) da una famiglia di attori chioggiotti.

Vicolo Rosalba Carriera La famosa ritrattista nacque a Chioggia il 7 ottobre 1675

Calle Santa Caterina In questa calle sorgeva un Monastero di monache benedettine di costituzione cistercense, che venne fondato nel 1385 sul terreno donato da Pietro, figlio di Alvise Bon, alle monache di S. Caterina del Deserto, giunte a Chioggia a causa della guerra con i genovesi. A queste vennero unite nel 1387 anche le monache di S. Caterina «de ultra canale». http://www.archiviodistatovenezia.it/siasve/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=ente&Chiave=769

Le vie in totale sono 471. Dedicate a uomini sono 85.

Come riferito da Tiziana Plebani, anche a Chioggia, secondo la tradizione veneziana sono sedimentati nel tessuto cittadino i luoghi monastici, compresi quelli femminili (ad es. Muneghette) come ancora è conservata la memoria delle ‘pizzocchere’, beghine e terziarie o degli istituti femminili (ad es. Zitelle).

ENRICO PIETRANGELI, poeta del “Mezzogiorno dell’animo”

In uscita la terza raccolta in versi del poeta romano Enrico Pietrangeli

 

enrico pietrangeli, ciclopoetica, mezzogiorno dell'animo, poesia, dolore, istambul, cleup, padovaCon Mezzogiorno dell’animo, il poeta romano Enrico Pietrangeli giunge al suo terzo libro in versi realizzato nell’arco di oltre un decennio. Il testo, in uscita nei prossimi giorni ed edito dalla CLEUP di Padova, si compone di cento pagine e un’appendice che riporta alla recente manifestazione estiva di poesia e bicicletta denominata CicloInVersoRomagna 2011, rassegna che, per il secondo anno consecutivo, ha visto l’autore impegnato nell’organizzazione a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi. Notevoli, in questo senso, sono i riferimenti del testo, soprattutto a partire dalle tematiche sviluppate in quest’ultimo Giro partito da Pavia e giunto a Ravenna. Un Giro che ha visto, in primo luogo, emergere tematiche storiche insieme alla sempre presente poesia a due ruote. Se già nella precedente silloge poetica uscita nel 2007, quella dedicata Ad Istanbul, tra pubbliche intimità, compariva una traduzione in versi, con la nuova raccolta ne viene riproposta un’ulteriore, più che mai a tema col dolore e la sua capacità catartica, a chiusura del ciclo delle dodici sezioni che compongono il libro in una ripartizione saldamente imperniata su questo aspetto. Sempre con retaggi e continuità derivanti dalla precedente opera in versi, anche qui vengono messe in risalto corrispondenze e funzionalità tra pubblico e privato, quale espressione culturale coincidente col politico, volta all’interazione e non alla spettacolarizzazione nel rendere compartecipi sollecitando un flusso sociale sul piano umano e universalistico sul piano artistico. enrico pietrangeli, ciclopoetica, mezzogiorno dell'animo, poesia, dolore, istambul, cleup, padovaSul versante dei contenuti, invece, si torna in qualche modo alle origini, ovvero quelle di Di amore, di morte, prima raccolta in versi dell’autore uscita nel 2000, prendendo qualche distanza da sincretismi a favore di una centralità cristologica più demarcata. Complessivamente, nella forma, non viene rinnegata, bensì estesa, una ricerca che, da elementi tradizionali, mantiene sempre uno sguardo attivo sullo sperimentalismo commisurato al verso e mai preponderante. Gli argomenti trattati sono plurimi e coraggiosamente intrecciati intorno all’amore che, a tutt’oggi e nonostante qualche protratto abuso, è ancora un andare controcorrente nella ricerca di valori da contrapporre a un mondo in dissoluzione e di cui, altrettanto eroicamente, occorre riappropriarsi. L’autore, da parte sua, sembrerebbe volerlo fare senza troppi gesti eclatanti, partendo dalla rispettiva anima, da un’analisi attenta e inflessibile del rispettivo mondo interiore. Lo fa affrontandolo con “animo” per giungere, infine, ad una possibile rivelazione, volta a costruire un mondo migliore a partire da quante energie si è capaci di evolvere e trasmettere verso il nostro prossimo, senza glissare, mettendosi in qualche modo a nudo senza temere, anzi destando serenità e pace interiore alla fine del suo percorso.

 

Ufficio Stampa

Poesia, scrittura e immagine

E mail: uf.stampa@fastwebnet.it

Tel: 0662207421digitare 795quando risponde il centralino

 

 

Scheda Libro:

Titolo: Mezzogiorno dell’animo

Autore: Enrico Pietrangeli

Genere: Poesia

Editore: CLEUP – novembre 2011

ISBN: 978 88 6129 775 3

Pagg. 100 – Euro 12,00

 

 

Estratto dal libro:

Fammi sentire

 

Fammi sentire, o Signore,

non importa che sia dolore.

Temprami e dammi coraggio

che son pronto e lieto

per essere sacrificato,

ma non lasciarmi solo,

non abbandonarmi mai

tra l’inedia di un nulla

dove sprofonda l’animo.

Dammi un Tuo paterno castigo,

fammi piangere di commozione,

appendimi sulla Tua croce!

Ma non separarmi dal cuore,

donami speranza nel tormento

e troverò coraggio di resurrezione.

 

[tratto da Mezzogiorno dell’animo – diritti depositati – CLEUP – Enrico Pietrangeli – 2011]

 

 

Nota biografica:

Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie Di amore, di morte, pubblicata in versione cartacea (Teseo editore – 2000) e in elettronica (Kult Virtual Press – 2002), collabora con giornali e riviste da diversi anni ed è giornalista pubblicista. Presente sulla scena romana della poesia sin dagli anni Ottanta, ha curato anche rassegne e spettacoli come Poesia da Bruciare, Sicilia Poetry Bike, CicloPoEtica 2010, Nettuno Fiera di Poesia 2010 e CicloInVersoRoMagna 2011. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all’opera di alcuni autori poco conosciuti. Ha ripubblicato il suo romanzo d’esordio In un tempo andato con biglietto di ritorno (Proposte Editoriali – 2005) con una seconda edizione in elettronica (Kult Virtual Press – 2007) e un’ulteriore silloge poetica dal titolo Ad Istanbul, tra pubbliche intimità (Il Foglio – 2007).

 

Rapporto Ombra CEDAW: di ritorno da New York

Anche se in ritardo, pubblichiamo il report ( del 18/07/2011) della piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” che ha partecipato alla redazione del Rapporto ombra.

Il Comitato Donne di Chioggia ha aderito al Rapporto ombra elaborato dalla piattaforma italiana.

 

PER QUALSIASI INFO ULTERIORE RIMANDIAMO AL SITO DI RIFERIMENTO: http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.com/

 

Il Governo italiano sotto esame dal Comitato CEDAW delle Nazioni Unite

 

Siamo arrivate da pochi giorni a New York e già stiamo rifacendo le valigie per tornare in Italia, riabbracciare i nostri cari e rimetterci a lavorare. Non siamo state delle buone turiste per la grande mela, ma sicuramente la nostra presenza come piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” è un elemento di avanzamento per i diritti delle donne in Italia. Ma che cosa è la CEDAW? È un trattato, uno dei principali delle Nazioni unite, del 1979, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York, hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Il Comitato CEDAW, ha discusso e chiesto ulteriori informazioni alla delegazione governativa composta da 25 rappresentanti del governo venuti a New York e altrettanti presenti in video conferenza da Roma. Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale.

È la prima volta che la società civile italiana presenta un rapporto ombra e partecipa alla sessione di valutazione, siamo state presenti in tre, due rappresentanti di Fondazione Pangea e una di Giuristi Democratici. Per noi è stata un’emozione non da poco essere lì! La piattaforma ha fatto uno sforzo enorme, sia economico (dobbiamo ancora pagare i traduttori e non sappiamo come fare) che di impegno e di coordinamento! Abbiamo lavorato per giorni interi facendo nottate, abbiamo tolto tempo ai nostri cari, ai figli, al nostro sonno, pur di dire “noi ci siamo e non siamo contente di come state lavorando si deve fare di più per i diritti e la partecipazione delle donne e non solo”. Il rapporto, elaborato ha raccolto l’adesione di oltre 120 organizzazioni della società civile sia nazionali che locali e centinaia tra di singoli donne e uomini, creando un comune denominatore tra tante realtà molto diverse tra loro.

Il messaggio deve essere chiaro, non stiamo parlando male del ministero pari opportunità, anzi, stiamo parlando dei problemi strutturali nel riconoscere in ogni ministero e al governo, un approccio di genere che sia inserito nelle politiche e nella loro applicazione.

I rappresentanti del governo hanno risposto alle domande del Comitato CEDAW alle Nazioni Unite per quel che hanno potuto ma non sono stati in grado di dare informazioni esaustive in diversi punti critici. Molte domande sono rimaste inevase. Avanzare il pretesto dei problemi di budget per giustificare la non applicazione di politiche inclusive delle donne non può essere utilizzata perché molte azioni possono realizzarsi senza intaccare il bilancio, anzi, utilizzare un approccio di genere potrebbe rendere molto più efficiente l’allocazione delle voci della spesa pubblica permettendo l’inclusione delle donne in ogni settore e l’accesso ai loro diritti al pari di quelli degli uomini. Lo smalto che ha perso l’Italia nei contesti internazionali è anche dovuto al fatto che non si rispetta mai lo standard internazionale richiesto, siamo tra gli ultimi nelle classifiche europee che indicano quanto un paese sta progredendo, e, pur essendo tra i paesi del G8, non siamo di esempio per gli altri perché non applichiamo molte delle direttive europee che ci renderebbero più credibili davanti alle Nazioni Unite. Un esempio? La l.188/2007 sulla base di una direttiva europea aiutava a contrastare la pratica delle dimissioni in bianco sopratutto per donne in maternità ed è stato uno degli atti abrogati dal governo nel 2008. Noi donne garantiamo il ricambio generazionale per la società italiana, mettendoci il nostro sforzo fisico, psicologico, emotivo perché incinte, e dopo abbiamo una buona possibilità di restare a casa, senza possibilità di scegliere e tornare a lavorare, come il diritto alla salute riproduttiva che si sta sempre più restringendo in tutte le regioni. Quanto ancora dovremo aspettare? In Italia le donne contano oltre il 53% della popolazione, e una democrazia di solito è rappresentata dalla maggioranza. Basterebbe applicare l’art.51 della Costituzione per avere più donne in politica. Siamo noi a laurearci di più e con i migliori voti, ma solo il 14% delle donne è professore ordinario all’università. Poco meno di una donna su due lavora, a sud una su tre, le altre perdono la speranza e non cercano neanche lavoro. Lo sforzo delle politiche va nella direzione di rimettere a casa, ma forse il governo non ha capito che i tempi sono cambiati e che saremo noi, che da secoli sopportiamo le maggiori sofferenze e perdite, che siamo il fattore di sviluppo e progresso per garantire a tutti il pieno godimento della vita. A questo punto aspettiamo con ansia un incontro con i rappresentanti del governo italiano e di avviare un dialogo costruttivo, per cercare di cambiare, insieme, il presente e il futuro delle donne in Italia. Donne yes we can!

 

 

Simona Lanzoni, Barbara Spinelli, Claudia Signoretti per la piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”

 

Aderiscono alla piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW: Fondazione Pangea Onlus, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Be Free, Fratelli dell’Uomo, Differenza Donna ONG.

 

 

 

 

 

 

Ecco la programmazione di CicloInVersoRoMagna 2011!

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CicloInVersoRoMagna 2011: La poesia in bicicletta

CicloInVersoRoMagna 2011, raccordando tradizioni di poesia itinerante e orale sulle due ruote nella complessità dello sviluppo sostenibile, è il quarto giro ciclo-poetico stagionale dal 2008. Se nell’ultima edizione è stato il fiume Po a contraddistinguere il percorso, quest’anno si avrà un tragitto ispirato ad un corso storico-culturale, quello della romanità e l’insieme dei suoi popoli, tracciando un itinerario “InVerso”, che riconduca al mito. Il riferimento resta sempre lo storico format siciliano del 2008, primo festival itinerante di bicicletta, poesia, tradizioni locali e arti, caratterizzato da incontri con poeti, artisti, sportivi e performance per ogni tappa del viaggio. L’evento, a cura di Enrico Pietrangeli, Gloria Scarperia e Andrea Bisighin, si svolgerà dal 30 luglio al 12 agosto attraversando Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con un prologo congiunto in Sicilia e Lazio nonché relativo epilogo. 

 

CicloInVersoRoMagna 2011: Il viaggio

Il 30 luglio alle ore 19, presso il Parco Archeologico della Villa Imperiale dell’antica Antium, ci sarà un’anteprima della manifestazione con un prologo che è anello di connessione alla cultura ellenistica attraversata in Sicilia dall’area pontina nel 2008. Il sito, con Nerone che chiude la dinastia giulio-claudia, è anche prossimo all’antica Lavinium, luogo che riporta alle origini del mito di Roma e da dove il ciclo-prologo salperà, nella medesima giornata, alle ore 11:30 dal locale Museo Archeologico della Città di Pomezia, dopo un breve omaggio in forma di proemio con saluto ufficiale alle ore 11. A Messina, sempre lo stesso giorno, dall’Antico Borgo Marinaro delle Case Basse, a partire dalle ore 18 con collegamento da Anzio in apertura, si svolgerà un’anteprima parallela di prologo. L’antica Zancle, pertanto, introdurrà in uno stesso tempo e altro luogo la nuova stagione di un “ciclo” storico e poetico, da lei partito nel 2008 al Fortino degli Inglesi a Capo Peloro. Il 3 agosto alle ore 21, presso il castello Visconteo, avrà corso la serata inaugurale a Pavia che, oltre a trovare continuità con l’anno passato, sul piano storico è rievocativa di legioni prossime a Mediolanum, andando a contestualizzarsi in locali ed importanti tradizioni, come la Festa del Ticino, che ci riporta al toponimo latino di Ticinum. Il giorno seguente, alle ore 9, l’appuntamento sarà sempre davanti al castello, per l’avvio della prima tappa. La sera, alle ore 21:30, si giungerà aCremona per un incontro ai Giardini di Piazza Roma. La città è centro vitale della circostante area padana fin dal periodo repubblicano, nonché punto nodale della via Postumia, che collegava Aquileia a Genova. Il successivo 5 agosto alle ore 21 si farà tappa a Villafranca di Verona con Binario Zero, quanto un tempo era sala d’aspetto di una biglietteria ferroviaria. Un luogo di partenza e di arrivo, di transito con storie, prossimo alle pluriennali tematiche affrontate, che oggi è divenuto uno spazio per esperienze culturali e, sempre attraverso la via Postumia, testimonia i suoi legami con la romanità. Legnago, con il suo appuntamento al Centro Giovanile di sabato 6 agosto alle ore 21:30 e la precedente sosta al Centro Culturale delle 18, sarà anche più informale momento di predisposizione all’incontro nella condivisione. Quest’area introdusse l’intensificazione delle colture generando nuovi flussi economici con la latinità, tra l’altro sembrerebbe che, il toponimo più certo della successiva città di Ferrara, sia determinato da “Farraria”, ovvero terra della coltivazione del farro. Qui si arriverà domenica 7 agosto alle ore 18, ed è questa la seconda città posta sulla scia della continuità con la scorsa edizione, in quanto, anzitutto, è città modello di servizi ciclabili. La città con la basilica di San Giorgio quest’anno ospiterà i ciclo-poeti in una location strettamente a tema, come quella dei Musei Civici d’Arte Antica. Con l’8 agosto, alle ore 21, Ravenna diviene punto d’arrivo ma anche di partenza verso altrove, dove ricondurre il viaggio “InVerso” dal suo corso storico alla leggenda in un tragitto costituito da un tratto rappresentativo della chiusura di un ciclo della romanità. Non a caso questa città vedrà una location come il Museo NatuRa, prossima alle tematiche della scorsa stagione, simbolicamente compiere un ulteriore ciclo. Il successivo 9 agosto l’appuntamento è alle ore 10 presso la Tomba del Poeta, per un happening di congedo alla volta del Lido di Dante con installazioni ciclo-mobili. Una direzione, quindi, che riconduce al mare reintroducendo l’elemento acqua della passata iniziativa e l’esordio messinese, ma anche alla riscoperta di quei ruoli storico-alternativi degli anni Settanta, come Castel Porziano, luogo dove si svolse lo storico raduno del Festival dei Poeti nel 1979 e situato nella contiguità litorale con Pratica di Mare, ovvero l’antica Lavinium. Dalla videoproiezione conclusiva dell’edizione del 2009, ricostruzione in tempo reale sullo sfondo dello Stretto, l’epilogo infine, con lo streaming del 12 agosto alle ore 18, viene a demarcare ulteriori percorsi e intercorsi sul canale www.ustream.tv/channel/ciclopoetica da un’ “altra” Roma, virtuale, ipotetica e, forse, ancora poetica?

 

CicloInVersoRoMagna 2011: Gli appuntamenti

Prologo:

30 LUGLIO: Ciclo-prologo dal Museo Archeologico di Lavinium della Città di Pomezia in via di Pratica (circa 150 metri dal Borgo) PRATICA di MARE alle ORE 11 con partenza simbolica dall’Antica Lavinium alle ore 11,30

30 LUGLIO: MESSINA Antico Borgo Marinaro delle Case Basse – Contrada Paradiso alle ORE 18 (incontro curato da Vittoria Arena e Andrea Ingemi)

30 LUGLIO: ANZIO – Parco Archeologico della Villa Imperiale in via Fanciulla d’Anzio alle ORE 19 (incontro curato da Ugo Magnanti ed associato a EpoSillàBici)

Inaugurazione:

3 AGOSTO: PAVIA – Castello Visconteoinviale XI Febbraio 35 alle ORE 21 (incontro curato da Gloria Scarperia e Gianni Cattagni)

Partenza:

4 AGOSTO: Partenza dal Castello dell’esibizione della sera precedente a PAVIA per l’avvio della prima tappa alle ORE 9

Tappe:

4 AGOSTO: CREMONA – Giardini Giovanni Paolo II di Piazza Roma alle ORE 21,30(incontro curato da Gloria Scarperia ed Enrico Pietrangeli)

5 AGOSTO: VILLAFRANCA di VERONA – Binario 0 – Stazione Ferroviaria – Piazzale Risorgimento alle ORE 21 (incontro curato da Andrea Bisighin e Maria Luisa De Marchi)

 

6 AGOSTO: Sosta per un aperitivo ciclo-poetico del sabato sera a LEGNAGO presso il Centro Culturale “Al Museo” in via Enrico Fermi 10 dalle ORE 18,30 alle 20

 

6 AGOSTO: LEGNAGO – Atrio Cinema Teatro Salus in via Marsala 11 alle ORE 21,30 (incontro curato da Gloria Scarperia e Giulia Penzo)

 

7 AGOSTO: FERRARA – Musei Civici d’Arte Antica – Casa di Ludovico Ariosto in via L. Ariosto 67alleORE 18,00 (incontro curato da Emilio Diedo ed Enrico Pietrangeli)

Arrivo:

8 AGOSTO: RAVENNA – Museo NatuRa in via Rivaletto 25 – Sant’Alberto (RA) alle ORE 21,00 (incontro curato da Gloria Scarperia e Giulia Penzo)

Epilogo:

9 AGOSTO: Happening di congedo alla volta di LIDO di DANTE con installazioni ciclo-mobili. ORE 10,00 appuntamento presso la Tomba del Poeta.

12 AGOSTO: Happening “di ritorno” in diretta streaming con documenti e clip-reading dall’ “altra” ROMA, “tra pubbliche intimità” di un ciclo-epilogo che coincide con la narrazione sul canale www.ustream.tv/channel/ciclopoetica alle ORE 18.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MANIFESTO TRANSCULTURALE

sottoscrizioni.jpgPubblichiamo il “Manifesto trasculturale ” del Prof. Armando Gnisci, un’importante riflessione sul cambiamento culturale in atto, sicure della necessità di capire questo particolare momento storico.

Per adesioni o per entrare in contatto con il Prof. Armando Gnisci  fate riferimento alla mail armandognisci@libero.it .

 

 

Armando Gnisci

Manifesto transculturale

16 maggio 2011, Roma

La Transculturazione deve sperimentare e promuovere pratiche critiche di azione transculturale tra i saperi contemporanei allo scopo di produrre una nuova cosmovisione comunitaria attraverso forme di azione creativa e di salute generale: tra le persone umane, tra generi e tra generazioni, tra le culture; tra le persone umane e le non-umane, tra i viventi e il pianeta abitato da noituttinsieme e il cosmo, di entrambi i quali siamo partecipi. Noi crediamo, ma non da soli, che il Multiculturalismo e l’Interculturalità siano due parole-concetti che debbono essere revisionati profondamente nell’Europa occidentale e nell’Unione Europea, dove abitiamo: il Multiculturalismo attraversa una evidente crisi politica, la Interculturalità, a sua volta, sembra una barchetta in balìa mediterranea di una crisi di senso. Noi pensiamo che la crisi politica, di recente annunciata clamorosamente dalla premier germanica Angela Merkel, rappresenti l’ultima conseguenza della persistente e confusa visione eurocentrica della politica unitaria degli europei uniti nel cerchio di stelle. Ma, anche, dal nostro punto di vista, l’esito della mancata decolonizzazione degli europei da se stessi, dall’essere stati e tuttora esserlo: coloni e padroni. Una richiesta che fu fatta negli anni 50 del XX secolo agli europei da due grandi intellettuali: uno francese e l’altro francofono, della Martinica antillana: Jean Paul Sartre e Frantz Fanon.

Le parole-concetti, multiculturalismo e interculturalità, sono state logorate dalla mancata, ma sempre più urgente, decolonizzazione delle nostre menti ancora coloniali: prima, nei confronti delle civiltà violentate da noi co-co [conquistatori-coloni] planetari della modernità, e poi riadattata in Europa per “accogliere” africani e asiatici, soprattutto, dopo la decolonizzazione incompiuta e fallita dei popoli da noi devastati, ma soprattutto come reazione alla recente Grande Migrazione dei “dannati della terra” negli stretti territori già superaffollati della coda peninsulare dell’Eurasia. L’Italia, ad esempio, conta 60 milioni di abitanti. Per sperare di essere “felici”, dovremmo diventare la metà, con il 20% di immigrati, in coevoluzione. Ripulendo tutto ciò che ricopre il Bel Paese: dall’immondizia dalle strade e dai campi, dal cemento e dall’eternit, dalla corruzione e dalla menzogna della vita politica, dalla sventura di essere la nazione europea unita più ammalata di criminalità, l’unica forma sociale che coevolva con la società civile anomizzandola, ammazzandola.

Gli europei oggi hanno scoperto di essere razzisti in casa propria. Questa specie di “neo-razzismo nella democrazia” è il sintomo più forte del fallimento della politica del multiculturalismo coatto e della interculturalità astratta che, nel migliore dei casi, possiamo definire: volenterosa e caritatevole. Noi crediamo che la crisi di quei modelli di adattamento sociale stia portando allo scoperto la rimozione nelle menti europee delle vecchie pretese coloniali (sia nelle antiche colonie che in casa) delle ex-potenze imperiali: l’assimilazione, la Francia, e l’integrazione: l’UK, la Germania e, molto confusamente, l’Italia. È necessario riconoscere che il nodo della grande relazione interculturale tra noi europei e le persone-moltitudini che vengono da noi, è distorto e ingiusto. I migranti, infatti, arrivano non per conquistarci e colonizzarci, ma per vivere con noi una vita più giusta e salutare in una nuova comunità transculturale da costruire insieme, in Europa. Invece, continuiamo a rimuovere questa “banale” visione coevolutiva. Perché può diventare minacciosa. Se continuassimo a pensarla per bene e fino in fondo, infatti, dovremmo arrivare alla presa d’atto che proprio e solo i migranti hanno la capacità di desiderare questa “utopia giusta e concreta”. Anzi, che sono loro oggi portatori di sana umanità e di futuro. Questa scoperta, invece che al panico identitario e alla rabbia razzista, dovrebbe portare gli europei a costruire una visione più larga della convivenza tra le genti. Come hanno fatto alcuni piccoli comuni del Sud dell’Italia, quel Meridione senza meridiano, quella terrasenza ora, perché mai è stata la sua ora. Un paese devastato dalla povertà, dall’emigrazione e dalla criminalità. I calabresi hanno pregato i migranti arrivati come naufraghi nei barconi alle sponde del Mare Ionio, di rimanere insieme a loro nei piccoli paesi della Calabria: Badolato, Riace, Caulonia e altri, per darsi la vicendevole speranza di poter ri-vivere insieme una vita diversa. Per avere un’ora migliore. Il regista tedesco Wim Wenders, nel 2010, ha girato “Il Volo”, un documentario-narrativo su questo fenomeno non tanto di mera “accoglienza” quanto di proposta agli stranieri di ridarsi-vita insieme. Ma gli alti europei che governano le vite, di noi e degli altri e dei futuri, sono capaci solo di difendere i privilegi della civiltà moderna creata con la violenza e l’usurpazione: affari, in tutti i modi, e comando, sempre. Le macchine governative europee non sono capaci di assicurare ai migranti nemmeno un trattamento da civiltà “borghese e illuminata”: nemmeno una “porca politica” [come dice la figlia di Barney a Barney] adeguata a prevedere e a rimediare difficoltà e conflitti, leggi di polizia e razzismo, carità e solidarietà. Il che significa che non siamo capaci di pensare alcun futuro e tantomeno di preparare una società transculturale, insieme con chi la desidera, anche senza saperlo.

La Transculturazione è nata e prospera – come concetto antropologico culturale e come parola comune anche se di origine colta: transculturación e transculturação – nella parte centrale, in quella antillana e in quella meridionale del Mundus Novus delle Americhe. Come nazioni non povere ma impoverite e devastate, e non domate, dal colonialismo europeo e poi da quello nordamericano. La Transculturazione aiuta a riconoscere come evidente la storia propria di ogni cultura a ibridarsi con altre culture e a generare nuove forme “creole” e imprevedibili. Così come ci hanno insegnato Fernando Ortiz, Oswaldo de Andrade, Aimé Césaire, Frantz Fanon, Èdouard Glissant, Walter Mignolo, Roberto Fernández Retamar, Eduardo Galeano, Sub-comandante Marcos, Leonardo Boff e tanti altri. Il pensiero e la prassi transculturali indicano che ciò avviene nella mutualità dello scambio e nella trasformazione imprevedibile, aldilà della violenza e del comando. Seguendo il pensiero latino-americano, vogliamo proporci come coloro che rispondono ad esso dalla parte europea, in contrappunto e in relazione. Noi abbiamo individuato ed articolato l’idea e il progetto della Transculturazione in tre movimenti, non tanto successivi quanto, invece, contemporanei e coevolutivi: Decolonizzazione, Creolizzazione e Mondializzazione, tuttemutue. Perché possiamo salvarci solo l’un l’altro, come scrisse il filosofo epicureo Filodemo di Gadara. Solo così la nuova poetica dell’Interessere e della Relazione può sostituire pacificamente, anche se implacabilmente, le marche metafisiche dell’ ”antico regime europeo”: l’Essere, l’Identità e l’Universalità. Noi pensiamo che queste categorie filosofiche, diventate poi ideologiche e ormai solo parole abusate e indegne a dirsi, perché menzognere, siano ancora le potentissime marche delle superstizioni della cosmovisione eurocentrica che tuttora governa retoricamente le guide politiche e grande parte della “gente” europea, anche se la sua estinzione è già in cammino. La cosmovisione transculturale e la sua missione pratica e formativa, che è l’azione che sta dentro alla parola transcultura-azione e nella nuova intenzione del fare insieme, servono a noi europei per decolonizzarci, per creolizzarci e per mondializzarci. Il primo passo da fare è proprio la liquefazione e il licenziamento del nucleo di ferro del pensiero eurocentrico della modernità: la pretesa che possiamo fare tutto e sempre da soli, in quanto portatori della luce della civiltà superiore. Quel “The White Man’s Burden” dell’Ode di Kipling, del 1898, al quale opponiamo il motto cannibale di Oswaldo de Andrade, dal suo “Manifesto Antropofago” del 1928: “Prima che i Portoghesi scoprissero il Brasile, il Brasile aveva scoperto la felicità.” Dobbiamo imparare ad educarci e salvarci insieme con i migranti e con tutte le culture del mondo, che proprio noi abbiamo avviato all’estinzione con la “scoperta”. Tutto ciò non significa affatto la rinuncia all’identità europea, o meglio: la fuga dalla nostra responsabilità storica. Ma significa il nostro voler decidere di ri-educarci, per arrivare a vedere e a riconoscere che ci è offerta, nel XXI secolo una straordinaria chance per creare un Mundus Novus anche inEuropa. Noi pensiamo che la Modernità non potrà finire mai prima che ciò accada o senza che ciò accada. Come quando l’Europa diventò Europa avendo a che fare con i Goti della Scandinavia, i magiari delle steppe e con i Mori arabi e nord-africani.

La Transculturazione è una delle vie per riconoscere e comprendere per bene (à propos, diceva Montaigne) i fenomeni migratori e sociali del nostro tempo, e per proporre e costruire nuovo statuti del benessere individuale e comunitario. Con le pratiche della “convivenza nella sana umanità” e della “coevoluzione creativa”, intendiamo fare ricerca e sperimentare una revisione della disposizione e della consistenza dei saperi, dei percorsi formativi della scuola e delle pratiche comunitarie, della creatività condivisa. Se non ora, quando? scriveva Primo Levi, uno dei testimoni delle vittime della folle disumanità europea.

Per comunicare l’adesione si prega di mandare l’avviso a agnisci@yahoo.it o armandognisci@libero.it indicando la città o la nazione nella quale si vive, e invito gli stranieri in Italia, a seguire scegliendo tra questi esempi:

Christiana de Caldas Brito, Roma, dal Brasile

Bozidar Stanisic, Udine, dalla Bosnia, o dall’ex-Jugoslavia: “non sono sicuro di nulla da dove sono davvero…”

 

Adesioni

Shirley de Souza Gomes Carreira, Rio de Janeiro

Alessandro Tamino, Roma

Rosana Crispim da Costa, Sant’Agata Feltria, colline di Rimini, dal Brasile

Christiana de Caldas Brito, Roma, dal Brasile

Flavia Caporuscio, Roma

Manuela Derosas, Città del Messico, dall’Italia

Barbara Pumhösel, Firenze, dall’Austria

Mia Lecomte, Roma

Giovanna Cipollari, Ancona

Mario Oliviero, Chieti

Hussein Mahmoud, Il Cairo, Egitto

Andrea Gazzoni, Cesena e USA

Rita Marnoto, Coimbra, Portogallo

Della Passarelli, Roma, casa editrice Sinnos

Angelo Cavallucci, Ancona

Pierangela Di Lucchio, Potenza

Giuseppe Tedesco, Associazione Immigrati Senza Frontiere di Reggio Calabria,Reggio Calabria

Arnold de Vos, Trento, dall’Olanda

Bernadette Grampa, Paris

Bozidar Stanisic, Udine, dalla Bosnia, o dall’ex-Jugoslavia: “non sono sicuro di nulla da dove sono davvero…”

Camille Plan, Paris

Fabrizia Mariconda, Parma

Carlo Macello Almeyra, Città de Messico, dall’Italia

Daniele Barbieri, Imola

Paola Capon, Città del Messico, dall’Italia

Andrea Cerioli, Pavia

Rosa di Violante, Roma

Giulia Penzo, Chioggia