Terzo Simposio Nazionale sulle decisioni di fine vita: Le testimonianze

 

L’Associazione culturale Il Sestante con il patrocinio dell’Associazione Italiana per le Decisioni di Fine vita e con la collaborazione di ADISnet.it presentano:

 

 

Centro Congressi di Sottomarina di Chioggia, 2 ottobre 2010 dalle ore 9.30

 

Terzo Simposio Nazionale sulle decisioni di fine vita: Le testimonianze

Le testimonianze scientifiche

Sen. Prof. Ignazio Marino

Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale

 

Dott.ssa Mariagrazia Piscaglia

Direttore Riabilitazione Neuromotoria IRCCS San Raffaele Velletri – Roma

 

Dott. Guido Bertolini

Epidemiologo dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano

Dott. Mario Riccio

Anestesista rianimatore presso l’ospedale di Cremona (il medico che ha seguito Piergiorgio Welby)

Dott. Cristiano Samueli

Presidente Associazione Italiana per le Decisioni di Fine vita

 

Moderatore:

Dott.ssa Martina Boscolo

Psicologa, responsabile Progetto Persefone

Le testimonianze personali

Mina Welby                        Beppino Englaro

 

Moderatore:

Dott.ssa Daniela Boresi

Giornalista – Il Gazzettino

Conclusioni

Dott. Maurizio Scassola

Presidente Ordine dei Medici e Chirurghi della Provincia di Venezia

 

 

Approfondimenti e presentazioni su www.desistenzaterapeutica.it

 

 

 

GIÙ LE MANI DA SAKINEH!

Aiutateci a dire: GIÙ LE MANI DA SAKINEH!

Sakineh_Mohammadi_Ashtiani_Archivio_Privato.jpg Sapevamo tutti cosa significa “Leggere Lolita a Teheran“.

Ora sappiamo cosa significa viverci e morire a Teheran, da donne.

Significa vivere nella paura, nella paura per l’impossibilità di adeguarsi alle violenze di quella che si proclama una Repubblica islamica.

Significa vivere nella paura di essere liberi.

Significa non solo rispettare le leggi di uno Stato ma adeguarsi al suo ideale di donna musulmana, alle sue imposizioni anche nell’aspetto esteriore.

Come se esistesse una donna, e non donne con sensibilità, passioni, ideali diversi, donne tutte diverse ma uguali nella loro aspirazione ad un mondo giusto e libero, in Iran, come in Francia, in Italia… in tutto il mondo!

Lottare per la libertà di Sakineh significa lottare per la propria libertà e contro tutte le forme di oppressione e di disprezzo nei confronti delle donne.

È per questo che le donne si stanno identificando e mobilitando per Sakineh Mohammadi Ashtiani, donna iraniana, di 43 anni, madre di due figli e condannata nel 2006 per adulterio e per omicidio, accusa che lei ha sempre negato.

La donna iraniana ha già subito la pena delle 99 frustate sotto gli occhi di uno dei suoi due figli, che hanno sempre proclamato l’innocenza della madre e lanciato un disperato appello per la sua salvezza. Ora Sakineh Ashtiani attende nella prigione di Tabriz, in Iran, e dal fondo della sua cella ha gridato al mondo: “Ma come fanno a prepararsi a mirare al mio viso e alle mie mani, a lanciarmi delle pietre? Perché? Sono Sakineh Mohammadi-Ashtiani. Dite a tutto il mondo che ho paura di morire.”

Attende in quella cella, le hanno proibito di vedere i figli, le hanno fatto già firmare la condanna e le hanno chiesto di esprimere le sue ultime volontà. Ogni ora, ogni minuto è come una pietra contro il suo bel volto, ogni giorno lentamente muore ed è per questo che bisogna muoversi in fretta.

Perché ogni giorno Sakineh muore.

Immaginatevi lì, insieme a lei, a soffrire silenziosamente, avvolte in un sudario, senza sapere quale sarà il nostro futuro con l’angoscia di una morte terrificante nella lapidazione.

Nella lapidazione c’è tutto il disprezzo per la persona. La donna verrà sepolta fino al collo e poi inizierà il lancio di pietre, non troppo piccole né troppo grandi: quanto può durare un’agonia? Un’eternità di dolore e urla.

Troviamo in internet immagini e video di donne lapidate, filmati scaricati dal cellulare, in tutta la loro crudeltà, di chi continua a lanciare pietre, sassi appuntiti e massi pesanti scagliati con violenza e odio sulla testa di donne inermi. Si vede una ragazza distesa per terra, presa a calci, viene denudata e lasciata morire sotto i colpi dei suoi assassini, senza pietà.

Questo è orrore!

Questo è odio, questa è follia!

Aiutateci a dire! Gridava Sibilla Aleramo, pensando ad “un umano mondo di compatta giustizia”.

Aiutateci a dire: Giù le mani da Sakineh! Diciamo anche noi del Movimento “Metà di tutto“.

Abbassiamo quelle mani pronte a lanciare pietre, perché non si può restare indifferenti dinnanzi ad una pena di morte, che mostra odio e che diffonde l’odio, perché noi, donne e uomini, non siamo così cattivi e privi di cuore.

E ci uniamo, noi del Movimento “Metà di tutto”, noi semplici donne e uomini, comuni cittadini che lavorano ogni giorno per un futuro migliore, alle innumerevoli voci di personalità illustri e autorevoli, come Veronesi e Savater, Sofri. Ci uniamo all’appello di Bernard Henri Levy, per una donna forse “colpevole solo di essersi innamorata”, in cui il mondo degli affetti, dei legami è prevalso, come in una nuova Antigone, su quelle che sono leggi ingiuste.

Perché dobbiamo fuggire dal sistema binario, perennemente proposto, del giusto/sbagliato, del bianco/nero, del maschile/femminile, del buono e del cattivo, del nord e sud: leggi ingiuste possono essere superate e portate ad un livello di colloquio interculturale al quale tutti possono partecipare, e questo, oggi, in questo preciso momento storico in cui c’è una comunanza globale dell’esperienza vissuta da una moltitudine di persone, trasversalmente nello spazio e nel tempo.

Noi del Movimento “Metà di tutto“, composto da più di 13.000 persone, donne e uomini, ci stiamo mobilitando in tutte le realtà territoriali, aiutando a diffondere l’appello per la salvezza di Sakineh.

Nella nostra pagina su facebook abbiamo chiesto di inondare di mail l’ambasciata iraniana in Italia, facendo sentire la nostra indignazione e scrivendo: GIU’ LE MANI DA SAKINEH!

L’indirizzo e mail, cui inviare il nostro appello è

ambasciata.iran@gmail.com

Unitevi al nostro appello, uniamoci, noi amiche e amici del Movimento “Metà di tutto” a tutto il mondo perché la nostra voce s’innalzi, alta, e si diffondi per arrivare al cuore di chi in queste ore deciderà per le sorti di Sakineh.

Aiutateci a dire: GIÙ LE MANI DA SAKINEH!

 

da METÀ DI TUTTO