“Non venite al G8 italiano”

 Appello di donne alle first ladies: “Non venite al G8 italiano”

Riceviamo e pubblichiamo.

Siamo profondamente indignate, come donne impegnate nel mondo dell’università e della cultura, per il modo in cui il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, tratta le donne sulla scena pubblica e privata.

Non ci riferiamo solo alle vicende relazionali del premier, che trascendono la sfera personale e assumono un significato pubblico, ma soprattutto alle modalità di reclutamento del personale politico e ai comportamenti e discorsi sessisti che delegittimano con perversa e ilare sistematicità la presenza femminile sulla scena sociale e istituzionale. Questi comportamenti, gravi sul piano morale, civile, culturale, minano la dignità delle donne e incidono negativamente sui percorsi di autonomia e affermazione femminili.

Il controllo che Berlusconi esercita sulla grande maggioranza dei media italiani, in spregio a ogni regola democratica, limita pesantemente le possibilità di esprimere dissenso e critica. Risulta difficile, quindi, far emergere l’insofferenza di tante donne che non si riconoscono nell’immagine femminile trasmessa dal premier e da chi gli sta intorno.

Come cittadine italiane, europee e del mondo, rivolgiamo un appello alle first ladies dei paesi coinvolti nel prossimo G8 dell’Aquila perché disertino l’appuntamento italiano, per affermare con forza che la delegittimazione della donna in un paese offende e colpisce le donne di tutti i paesi.

Chiara Volpato (Professore Ordinario – Università di Milano-Bicocca)
Angelica Mucchi Faina (Professore Ordinario – Università di Perugia)
Anne Maass (Professore Ordinario – Università di Padova)
Marcella Ravenna (Professore Ordinario – Università di Ferrara)

(21 giugno 2009)

 

 Segnaliamo anche questo bell’articolo che sviluppa la riflessione dell’appello :

Ragazze immagine – Ida Dominijanni FONTE: Il manifesto 23 giugno 2009

Distogliamo lo sguardo da Silvio Berlusconi e spostiamolo sulle giovani donne che hanno raccontato gli incontri a palazzo Graziosi e a Villa Certosa nell’inchiesta di Bari. Tutta questa storia aperta dalla denuncia di Veronica Lario sul «divertimento dell’imperatore» non ha niente di privato ed è tutta politica, stiamo sostenendo da più di un mese, perché porta alla luce un ganglio cruciale del sistema di potere e di consenso di Berlusconi e del berlusconismo. Ma sia il potere sia il consenso sono fatti relazionali: si fanno in due, chi dispone e chi obbedisce, chi propone e chi acconsente, sia pure in posizione dispari tra loro. Dunque c’è il sistema di potere del premier imperniato su una certa politica del sesso e dei rapporti fra i sessi, e ci sono queste giovani donne che vi partecipano e ne consentono il funzionamento, anzi lo hanno consentito fino a un certo punto per poi disvelarlo. Ed è chiaro che, se lo scandalo investe prima di tutto il premier, l’interesse dovrebbe volgersi parimenti a loro, per quello che dicono e che non dicono della società a cui appartengono e dell’immaginario, dei sogni e dei progetti, dell’etica e dell’estetica di cui sono portatrici. E che, salvo liquidare difensivamente escort e ragazze-immagine come eccezioni rispetto alla norma e alla normalità femminile, ci interrogano e ci interpellano: quella società, quell’immaginario, quei sogni e quei progetti, quell’etica e quell’estetica dicono qualcosa a noi tutte. Leggendo e rileggendo dichiarazioni e interviste di Patrizia D’Addario, Lucia Rossini e Barbara Montereale, e soprattutto guardando e riguardando l’intervista filmata a quest’ultima sul sito di Repubblica, dove il viso e il corpo dicono più della parola scritta, cinque cose impressionano soprattutto. La prima è la padronanza con cui si catalogano e si contrattano mansioni, prestazioni e compensi: tanto per questo, il doppio per quello, «non lavoro per la gloria, se vado a una cena ci vado per avere dei soldi», fare la ragazza-immagine è diverso che fare la escort ma anche per una escort «quello è il suo lavoro, ognuno ha il suo lavoro». Ora, è dagli anni 80 che il movimento per i diritti delle prostitute rivendica – senza convincermi, aggiungo – che fare sesso a pagamento, ovvero vendere il proprio corpo, è un lavoro come un altro, da negoziare come si fa con qualunque lavoro. Ma come siamo arrivati a rendere contabile e negoziabile qualsiasi prestazione del corpo, un sorriso, una presenza a cena, un ballo a una festa, un’impronta che fa immagine? Mansioni come altre, sembra di sentir parlare gli operai che negli anni 70 ti spiegavano la catena di montaggio. Quale cambiamento culturale ha reso il corpo, per queste donne, simile a una macchina, e alienato come una macchina? La seconda cosa è l’ossessione dell’immagine: non è nel regno delle cose ma in quello della rappresentazione che la vita si svolge. Le ragazze arrivano a palazzo Grazioli, cenano e per prima cosa vanno in bagno a fotografarsi, registe di se stesse, e a immortalare l’evento. L’emozione si deposita in quella foto, non riguarda tanto l’aver varcato la soglia del palazzo del potere (anche se dell’evento «straordinario» si dà notizia all’una di notte per telefono alla mamma che a sua volta tace e acconsente), quanto il registrare di averlo fatto e il poterlo mostrare ad altri. Qui il cambiamento culturale si chiama ovviamente televisione, fine del confine fra realtà e rappresentazione eccetera eccetera. Ma colpisce ugualmente – terza cosa -, a fronte di questo peso dell’immagine, la derubricazione del potere politico in sé e per sé. Che «Silvio» (per Barbara) o «Papi» (per le altre ospiti ancora senza volto) sia casualmente il presidente del consiglio sembra essere tutto sommato un fatto relativo, e certamente non comporta alcun particolare cambio di registro o di galateo. Né alcun sospetto o alcuna cautela: quarta cosa, impressiona l’affidamento cieco all’uomo potente, come se il potere (maschile) avesse d’incanto perso ogni opacità e fosse diventato trasparente, credibile, anch’esso negoziabile (io resto a dormire con te, tu mi aiuti a fare il mio residence sulla costa). Certo aiuta, in questo, l’acclarata «affettuosità» dell’ospite, che tutte conquista, come se – quinta cosa che colpisce – ciascuna stentasse assai a trovarla altrove, e segnatamente in altri uomini: del resto, ci informa Barbara, lei fa la ragazza immagine solo perché non può fare quello che vorrebbe, cioè «la moglie e la madre». E perché è questo che passa il convento, cioè il mercato del lavoro. Ma sul suo viso non passa mai l’ombra del risentimento, né del vittimismo. A conferma che tutta questa storia non si sta giocando nel registro di una rinnovata oppressione patriarcale, ma in quello di una perversa forma di emancipazione femminile, postpatriarcale e postfemminista. Che è forse ciò che la rende così complessa da leggere, in Italia e all’estero.

 

PIZZA IN…FAMIGLIA

CHE BELLO…!!!!

 

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GRANDE PIZZATA IN COMPAGNIA DI TUTTE LE CORSISTE DEL NIDO FAMIGLIAGIULIA (IO) E VALENTINA DEL COMITATO DONNE DI CHIOGGIA E L’ASSESSORE ALLE PARI OPPORTUNITA’ DEL COMUNE DI CHIOGGIA MARIA GRAZIA MARANGON.

 

SONO STATI CONSEGNATI TUTTI GLI ATTESTATI DI FREQUENZA AI 22 CORSIST* CON LA QUALIFICA DI COLLABORATORE EDUCATIVO RILASCIATA DALLA REGIONE DEL VENETO DOPO IL CORSO A CHIOGGIA NIDO IN FAMIGLIA

 

UN GRAZIE A TUTTI PER LA BELLA SERATA,

ABBIAMO CREATO UN BEL GRUPPO DI DONNE!

 e a settembre partenza di 3 nidi in famiglia a Chioggia…

 

 

P.S. Giulia ha perso un sandalo col tacco e i lacci , chi lo trovasse…

 

 

 

 

 

 

SEMINARIO DIRITTI DI GENERE E DISCORSI PUBBLICI

 

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VI SEGNALIAMO IL SEMINARIO:                                                             

                                

 

Diritti di genere e discorsi pubblici”

che si terrà il 19/20 giugno 2009 presso la Sala Flumina, Museo dei Grandi Fiumi, Piazzale S. Bartolomeo 18, Rovigo.

Il seminario è il Terzo del Ciclo “Laboratori per una Rete Veneta. Pratiche di autorevolezza delle donne e discorsi pubblici”, parte integrante del Progetto DUG, Rete Integrata di Servizi e di Iniziative per i Diritti Umani di Genere” finanziato dal Ministero delle Pari Opportunità.

La giornata del venerdì è aperta alla cittadinanza, mentre la mattina del sabato è riservata a coloro che intendono partecipare attivamente al percorso di lavoro.

L’iscrizione per entrambe le giornate è gratuita e obbligatoria.

 

In allegato troverete il programma delle giornate e il modulo d’iscrizione.

 

DUG RETE INTEGRATA DI SERVIZI E DI INIZIATIVE PER I DIRITTI UMANI DI GENERE

LABORATORI PER UNA RETE VENETA.

PRATICHE DI AUTOREVOLEZZA DELLE DONNE E DISCORSI PUBBLICI

Seminario/3

LEGGERE I CONTESTI, INTERPRETARE I DATI, RICONOSCERE LA VIOLENZA

Sala Flumina, Piazzale S. Bartolomeo 18, Presso il Museo dei Grandi Fiumi Rovigo

 

VENERDI 19 GIUGNO

ORE 9.30 Registrazione partecipanti

Ore 10.00 Apertura dei Lavori

Fausto Merchiori, Sindaco del Comune di Rovigo

Bruna Giovanna Pineda, Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Rovigo

Franca Bimbi, Delegata del Sindaco di Venezia alla Cittadinanza attiva e ai diritti alla differenza.

Ore 10.30 Le rilevazioni nazionali ed internazionali sulla violenza di genere

Linda Laura Sabbadini , Direttora Centrale ISTAT

Maura Misiti, Istituto di ricerche sulla Popolazione e Politiche sociali del Cnr

Ore 11.15 coffee break

Ore 11.30 La ricerca-intervento dei Centri e delle Case delle donne

Giuditta Creazzo, Ricercatrice, Casa delle donne per non subire violenza, Bologna

0re 12.15 dibattito

coordina Alberta Basaglia, Responsabile tecnica Centro Antiviolenza, Comune di Venezia

ore 13.15 Pausa Pranzo

ore 14.30 Letture e punti di vista dalle esperienze

Introduce e coordina Angela Chiavassa, Cooperativa Sociale Iside, Venezia

Ore 16.30 Chiusura dei lavori

SABATO 20 GIUGNO 2009

Ore9.30 Le esperienze/3. Servizio Antiviolenza del Comune di Rovigo

Ore 10.00 Laboratorio per le linee guida gender sensitive. Percorso per la costruzione della Rete Veneta Antiviolenza

Introduce Alberta Basaglia, Responsabile tecnica Centro Antiviolenza, Comune di Venezia

Coordina il gruppo di lavoro
Patrizia Marcuzzo, Centro Antiviolenza, Comune di Venezia

Ore 12.30 Chiusura dei lavori

Il modulo va inviato tramite:

e-mail all’indirizzo reteantiviolenza@comune.venezia.it

oppure tramite fax : 0412747642

ENTRO IL 12 GIUGNO 2009


Per ulteriori informazioni consultare il sito:
www.comune.venezia.it /c-donna

Segreteria organizzativa:

Angela Chiavassa
Imma Pietracito
Tel: 0412747647 oppure 3351742149

e-mail: reteantiviolenza@comune.venezia.it