a proposito di stalking

 
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È stato arrestato l’altra mattina il chioggiotto di 32 anni che si era recato giorni fa a Vicenza proprio per rintracciarla. Aggredito anche l’uomo che era con lei

Massacra di botte e ferisce con un coltello l’ex compagna
Era convinto di averla uccisa. La donna ha riportato invece fratture alle vertebre cervicali e tagli alle mani con una prognosi di quarantacinque giorni
Vicenza

«É un delitto passionale e non me ne frega nulla». Con questa affermazione un vongolaro chioggiotto aveva chiuso la telefonata fatta all’avvocato della sua ex compagna, convinto di averla uccisa dopo averla massacrata di botte e ferita con un coltello da cucina. Lei, però, non solo era riuscita a resistere alla gragnuola di pugni in testa che le hanno provocato fratture alle vertebre cervicali e una prognosi di quarantacinque giorni, ma, con grande coraggio per i tagli riportati alle mani, lo aveva disarmato. Così aveva impedito il peggio visto che anche un suo amico, nel tentativo di difenderla dalla furia del suo aggressore, aveva ricevuto alcuni fendenti ad un avambraccio e un taglio profondo ad una guancia che gli lascerà il volto sfregiato. All’arrivo delle Volanti il vongolaro si era dileguato sull’auto della sua vittima, vettura che tempo addietro aveva costretto a cedergli.

Ma la sua fuga, comunicata all’avvocato vicentino Alberto Pellizzari, è durata poco. L’uomo, Silvano De Bei, 32 anni, residente a Chioggia in via Orti ovest 44 è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pm di Vicenza Claudia Dal Martello e concessa dal Gip Eloisa Pesenti. Ad eseguirla l’altra mattina gli agenti delle squadre mobili di Vicenza e Venezia con i colleghi di Chioggia.

L’aggressione, avvenuta a Vicenza in via Frescobaldi la sera del 23 maggio scorso, era però l’epilogo di una relazione sentimentale iniziata male e finita peggio. Silvano De Bei, qualche precedente alle spalle per resistenza, due anni fa, innamoratosi di una ragazza rumena di 30 anni dal passato di lucciola, l’aveva convinta a trasferirsi a casa sua dove viveva con la madre. Così era iniziata una difficile convivenza a tre, costellata di botte, offese e minacce di sfregiarla con l’acido, che era finita con una denuncia per maltrattamenti e la fuga di lei, nello scorso aprile. Ma l’essersi rifugiata a Vicenza da una amica le era valsa solo un breve pausa di sollievo. Silvano De Bei era riuscito a rintracciarla e, a suon di botte e minacce, l’aveva convinta a ritirare la denuncia. Poi venerdì scorso il burrascoso epilogo. Individuata l’abitazione dell’amica, si era appostato in strada per parlare con la sua ex. Non riuscendovi aveva tentato di sfondare il portone e all’arrivo della Volante era fuggito. Ci aveva riprovato poco dopo, ma quando l’aveva vista salire in auto con un nuovo amico aveva aggredito entrambi armato di coltello. Ora, in carcere a Vicenza, dovrà rispondere di lesioni aggravate e minacce.Paola Masera

http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice=3804248&Data=2008-5-29&Pagina=CHIOGGIA%20CAVARZERE

cos’è il progetto “Gemma”?

280365d79454b8fe00459457e108b405.jpgIl 7 febbraio 2008  il Consiglio Comunale si esprimeva favorevolmente a favore della moratoria dell’aborto proposta da G. Ferrara e contestualmente impegnava il Sindaco della Città di Chioggia e la Giunta a:

_ promuovere una rete di convenzioni con negozi e aziende che forniscono prodotti per l’infanzia (latte in polvere, pannolini, passeggino, ecc.) al fine di destinare gratuitamente una quantità sufficiente ai Centri di Aiuto alla Vita e alle altre associazioni di volontariato operanti nel territorio a favore dell’infanzia;

_ prevedere aiuti economici specifici, anche partecipando e sostenendo le iniziative ed i progetti già esistenti o di futura adozione promossi dalle associazioni di volontariato operanti sul territorio, a favore delle donne che rinunciano all’interruzione di gravidanza; 

_ istituire un capitolo apposito del “Fondo sostegno affitti” destinato alle donne in difficoltà che scelgono di non abortire per coprire parte dell’affitto del proprio appartamento;

_ in piena attuazione dell’art. 2 lett.d) della Legge 194/1978  promuovere convenzioni con i consultori al fine di prevedere al loro interno la presenza di volontari delle associazioni di tutela della vita che possano favorire una scelta pienamente libera e consapevole da parte delle donne intenzionate ad abortire;

_  realizzare una campagna di informazione a tutte le donne del territorio clodiense sulle politiche dell’Amministrazione Comunale a sostegno della maternità. 

 

DOVE SI E’ MAI PARLATO DI PROGETTO GEMMA E A QUALE SCOPO OGGI SI PARLA DI PROGETTO GEMMA?

 

I 30 MILA EURO A CHI ERANO REALMENTE DESTINATI?

LETTERA SU REPUBBLICA DELLA MINISTRA MARA CARFAGNA

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Violenza sulle donne. Intervento su Repubblica della Ministra alle Pari Opportunità Mara Carfagna

fonte: http://www.maracarfagna.net/index.php?option=com_content&task=view&id=127&Itemid=9

     
martedì 27 maggio 2008

Caro Direttore,
ho letto con grande attenzione gli articoli di Cinzia Sasso e Natalia Aspesi pubblicati sul suo quotidiano il 26 maggio, che hanno trattato in modo mirabile la delicatissima questione della violenza sulle donne.
Da Ministro della Repubblica ritengo prioritario soffermarsi sul background che sta alla base di un fenomeno doloroso per una società che si definisce civile. Ritengo necessario un grande impegno culturale per ridare serenità alle donne italiane, spesso costrette a vivere in contesti oggettivamente difficili.

Nel vostro speciale c’è un quadro che condivido solo in parte: il contesto familiare viene dipinto come un luogo buio e pericoloso per le donne. Mi sia consentito di dissentire. 
La famiglia è da sempre la cellula primaria della società italiana. Essa rappresenta il fondamento del tessuto sociale, spesso funge da vero e proprio strumento di coesione ed ammortizzazione sociale e come tale necessita di tutela. La famiglia, va ricordato, è anche un luogo di realizzazione per la donna, al pari del mondo del lavoro.
Nessuno nega – e non sarò certamente io la prima – il fatto che non di rado è la stessa famiglia a trasformarsi in luogo di commissione di reati ai danni delle donne. Trasformazione dettata da una cultura  errata e distorta, a volte maschilista e violenta. Ma è una trasformazione, non è la regola.
Le analisi statistiche da voi riportate e da noi conosciute e studiate, sottolineano anche un altro aspetto: divorzi, separazioni ed affidamento dei figli causano gran parte delle tensioni e dei reati realizzati all’interno della famiglia.
Ecco che diviene necessario un intervento al fine di applicare maggiormente le procedure di affidamento condiviso dei minori, anche per concretizzare il principio di bigenitorialità garantito dalle convenzioni internazionali: il minore ha il sacrosanto diritto di avere un padre ed una madre. Un diritto per il minore che attraverso l’affidamento condiviso può divenire un’occasione in meno di scontro – se non di violenza – tra gli ex partner. 
Dal momento in cui il 68.3% delle violenze contro le donne si consumano in casa, quindi in un luogo privato, ed il 93% delle donne non denuncia la violenza subita dal partner, emerge drammaticamente il rifiuto da parte delle stesse che  preferiscono la strada del silenzio per evitare la reiterazione del comportamento violento, ma anche per mancanza di fiducia nella giustizia. Senza dimenticare che la mancata denuncia è anche un tentativo di circoscrivere la tragedia personale della donna nella ristretta sfera familiare.
Altro dato allarmante emerso dallo speciale del Suo quotidiano è che solo il 2,8% delle donne si rivolge ai centri anti-violenza. Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso intervenire al fine di rivedere, ripensare e rafforzare tali centri.
Di certo, il problema della violenza sulle donne non si risolve solo da un punto di vista culturale.
Il mio obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità sarà quello di accelerare i tempi per l’approvazione del progetto di legge contro lo stalking, ripartendo dal testo già approvato in Commissione Giustizia, che sicuramente otterrà il sostegno dell’opposizione.
Non credo esista strumento migliore della concretezza per dare risposte ad un problema che da anni affligge le donne e la società italiana. È su questa linea che intendo indirizzare la mia attività.

PROGETTO “GEMMA”?

09ba79eb2754524f0c841a15f6b6d818.jpgdal Gazzettino del 27.05.’08 

PROGETTO GEMMA

30mila euro da destinare alle donne incinte Comparato sollecita sindaco e assessore
Chioggia

A che punto sta il progetto “Gemma”? Se lo chiede e lo chiede al sindaco e all’assessore al Sociale, Riccardo Rossi il forzista Andrea Comparato, consigliere al secondo mandato. Il provvedimento, un fondo di 30mila euro a favore delle donne incinte e per ovviare almeno in parte a problemi che possono determinare la decisione di interrompere la gravidanza ha diviso, com’è noto, il Consiglio comunale ed ha provocato anche per la concomitante approvazione di una mozione che ha ratificato, caso unico in Italia, la richiesta della revisione della legge 194 una manifestazione regionale organizzata dal locale Comitato donne.

I 30mila euro sono stati stanziati, ci sono state, ammette Comparato, “difficoltà riconducibili a motivi tecnici” che hanno bloccato l’attuazione del progetto. “Ma – scrive Comparato – considerando l’estrema importanza di quanto in oggetto, stiamo parlando di vite umane, desidero che questa iniziativa che caratterizza fortemente la nostra identità nel contesto degli atti di governo della amministrazione di centrodestra, ripeto di centrodestra, sia accelerata al massimo”.

È ora, conclude Comparato, appellandosi al sindaco e al citato assessore che “il Consiglio comunale e la cittadinanza vengano messi a conoscenza della situazione e quando” verranno erogati i primi contributi.

G.B.

CHE COS’è LO STALKING?

Maria Antonietta Multari è stata uccisa a Sanremo nello scorso agosto dall’ex fidanzato, Luciano Delfino, dopo che questi l’aveva pedinata, molestata e minacciata. Da tempo la perseguitava non accettando la fine della loro relazione. Gelosia, possesso, desiderio di controllo da parte di un uomo che sembra avesse già riservato questo trattamento ad altre sue precedenti fidanzate. La sua storia ricorda quella di Silvia Mantovani ammazzata a 28 anni nel settembre del 2006 a Parma dal suo ex, Aldo Cagna, e di molte altre vittime uccise per “troppo amore”.
Sono solo alcuni dei casi passati sotto i riflettori dei media a fronte delle circa cento donne che ogni anno in Italia vengono uccise dall’ex partner o dal fidanzato, marito, amante, amico: una mattanza che colpisce la popolazione femminile in maniera indiscriminata, al Nord come al Sud, benestanti o indigenti. L’omicidio è solo la punta dell’iceberg di un problema subdolo ma estremamente lesivo, lo stalking.
Il meccanismo è quasi sempre lo stesso. Già durante la relazione scattano le prime avvisaglie: gelosie ingiustificate e morbose, pedinamenti, controllo esasperato di tutti gli spostamenti, di chi manda sms o telefona alla vittima. Poi la relazione finisce, spesso perché la donna non sopporta più questo modo di fare opprimente. Ma chi viene lasciato non sempre accetta l’idea che il rapporto sia davvero terminato e che l’ex partner possa avere un’altra storia: “Se non ti posso avere io, non ti può avere nessun altro”. Inizia il calvario. Sms, e-mail, continue telefonate, regali non desiderati, lettere, bigliettini, appostamenti, inseguimenti, ma anche minacce, insulti, aggressioni: vere e proprie persecuzioni. Lo stalking vede nella maggior parte delle volte donne vittime e uomini persecutori anche se non mancano casi inversi (il rapporto è di circa 3:1), uomini e donne che in oltre l’80% dei casi si conoscevano o perché ex partner (il 50% di tutti i casi di stalking) o perché amici, o colleghi di lavoro. L’età delle vittime varia dai 14-16 anni fino all’età adulta; mentre il fenomeno sembra diminuire dopo i 50 anni.
I singoli comportamenti possono non costituire persecuzione né tanto meno reato; è la modalità con cui vengono portati avanti, con insistenza, reiterazione, contro la volontà della vittima che non gradisce certe attenzioni o addirittura ne è intimidita. Mandare una dozzina di rose non è stalking, ma mandare tre dozzine di rose a una ex che più volte ha detto che non vuole riprendere la relazione o chiamarla 20 volte in un giorno lo può essere. Il confine fra corteggiamento e stalking all’inizio può non essere percettibile. Si tratta di capire se il comportamento è adeguato al contesto e alla finalità, e soprattutto se crea uno stato d’ansia e di timore in chi lo subisce.
Dapprima la vittima cerca di far ragionare il molestatore: risponde ai suoi messaggi, accetta di incontrarlo, anche perché le dispiace essere rude nei confronti di qualcuno a cui ha comunque voluto bene o con il quale c’era una simpatia. Così facendo la vittima sottovaluta il rischio, perché pensa erroneamente di avere a che fare con una persona che rispetta le scelte altrui. Lo stalker invece gioca sull’ambivalenza: alterna momenti di apparente sottomissione e disperazione, “Senza di te non posso vivere”, a momenti aggressivi, “Tu senza di me non puoi vivere”. I comportamenti di persecuzione possono durare sia un paio di mesi che addirittura anni, a meno che non intervengano a deterrente i provvedimenti restrittivi adottati dall’autorità giudiziaria a seguito di una denuncia-querela o di un esposto.
La vita di una persona perseguitata cambia radicalmente fino a impregnarsi di paura per l’imprevedibilità di quello che potrebbe accadere. Per sottrarsi alla persecuzione la vittima cambia scheda del cellulare, si guarda sempre alle spalle quando cammina per strada o quando guida; subisce umiliazioni per le scritte oscene lasciatele sotto casa, nelle cabine telefoniche, sulla macchina, o subisce il danneggiamento delle proprie cose. Tutto questo produce ansia, insonnia o un vero e proprio disturbo post traumatico da stress, compromettendone l’attività lavorativa e le relazioni sociali. Pian piano la vittima si isola anche da parenti o amici per tutelarli perché nel tentativo di aiutarla potrebbero anche loro diventare oggetto delle persecuzioni.
Sebbene solo una piccolissima percentuale dei casi di stalking sfocia in un agguato mortale, è però vero il contrario: nel 70% degli omicidi fra ex vi erano già stati episodi di persecuzione. I dati sono quelli emersi dalla recente ricerca realizzata dal Dipartimento di psicologia della Seconda università degli studi di Napoli su una casistica di 300 omicidi fra partner ed ex partner avvenuti in Italia negli anni 2000-2004. Negli ultimi 4 anni sono aumentati i delitti commessi dagli ex partner che costituiscono il 39,5% del totale.
Secondo l’indagine realizzata dall’Istat (2007) su “La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia – anno 2006” con un campione rappresentativo di 25 mila donne fra i 16 e i 70 anni, il 18,8% ha subìto violenza fisica o sessuale o atti persecutori da parte di un ex partner. Sono quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ad aver subìto anche comportamenti persecutori. Il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha richiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% l’ha aspettata fuori di casa o a scuola o al lavoro, il 55,45% ha inviato messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati, il 40,8% l’ha seguita o spiata e l’11% ha adottato altre strategie.
Lo stalking diventa reato per la prima volta nel 1990 in California, dopo che un’anchorwoman fu uccisa da un suo ammiratore. L’attenzione nei confronti del fenomeno aumenterà a seguito dell’emergere degli atteggiamenti mitomani nei confronti di personaggi pubblici, dello spettacolo, poliitici, perseguitati da persone spesso sconosciute che si invaghiscono di loro e vogliono instaurare delle relazioni impossibili. Fra il 1990 e il 1993 tutti gli Stati degli Usa hanno approvato una propria legge antimolestatori. In Europa, attualmente, ci sono otto Paesi che hanno una normativa specifica contro lo stalking (Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Gran Bretagna). La pena prevista cambia da nazione a nazione (le pene massime vanno dai 6 mesi di reclusione previsti a Malta ai 10 anni contemplati dalla normativa tedesca). L’importante è che la vittima non si vergogni e denunci la situazione anche inizialmente ad un centro antiviolenza oltre che rivolgersi alle forze dell’ordine. Chi tenta di risolvere la questione privatamente o con familiari e amici si sentirà impotente e impaurita perché lo stalker non desiste alle sue richieste di smetterla. Anzi, si nutre della debolezza e paura che induce nella vittima per mantenere un contatto. Contatto che troppo spesso si trasforma in un soffocante abbraccio che finisce per togliere il respiro e la libertà. A volte anche la vita.
*Criminologa del Dipartimento di psicologia della II università di Napoli


Segnali pericolosi

 

Invasione della priviacy della vittima
Prendere informazioni sul suo conto e sui suoi spostamenti attraverso amici, conoscenti, negozianti, vicini
Sparlare sulla sua reputazione
Diffondere sue immagini o il suo numero telefonico

Contatto indiretto
Continue telefonate (anche senza parlare)
Messaggi in segreteria (anche di tipo intimidatorio)
Continuo invio di sms, mms ed e-mail
Lettere, biglietti nella cassetta della posta, sul parabrezza della macchina
Consegne a domicilio non volute (pizza, fiori, regali, caffè)

Tentativi di avvicinarsi alla vittima
Pedinarla
Spiarla
Sostare in prossimità del luogo di lavoro/dell’abitazione
Fare fotografie di nascosto
Intercettare le comunicazioni
Violazione di domicilio
Furto di oggetti
Presentarsi sul luogo del lavoro

Contatto diretto con la vittima
Parlarle
Inseguirla
Afferrarla

Comportamenti atti a intimorire la vittima
Abuso verbale (insulti, maledizioni)
Vandalismo/distruzione dei suoi beni (macchina, cassetta delle lettere)
Intimidazione fisica
Far del male ai suoi animali

Minacce esplicite
Con espressione del volto
Brandire un’arma

Violenza fisica contro la vittima
Uso di armi
Lesioni, percosse
Violenza sessuale


Le 5 tipologie di stalker
Il rifiutato non accetta la fine della relazione e fa di tutto per ripristinarla. La persecuzione inizia dopo che il partner lo ha lasciaiato. L’obiettivo apparente è tornare insieme ma alterna questi comportamenti ai tentativi di vendetta e del ripristino di un controllo sull’altro. Inizialmente si pone come una persona distrutta che non riesce a stare senza la sua ex e per questo la tempesta di messaggi, di telefonate, tentando di avvicinarla, poi però si mostra anche aggressivo sia verbalmente sia fisicamente e può in escalation arrivare a scegliere l’omicidio come il modo estremo per sancire il controllo sulla vita altrui togliendola. Se già durante la relazione vi era violenza, gelosia, senso di possesso, il rischio mortale aumenta.

Il cercatore d’intimità vorrebbe un rapporto intimo (d’amicizia o d’amore) con un totale sconosciuto o con un semplice conoscente. La relazione idealizzata dovrebbe riempire il senso di solitudine, la mancanza di una relazione fisica o emotiva stabile con un’altra persona. Non sono soggetti particolarmente pericolosi anche se il loro comportamento procura un forte fastidio in chi lo subisce.

L’incompetente è un corteggiatore fallito. Non riesce a entrare in sintonia con il partner desiderato. Adotta “tecniche di corteggiamento” che, nella maggioranza dei casi, si rilevano controproducenti, ingenerando a volte paura nell’altro. L’incompetente pensa di avere il diritto di ottenere ciò che vuole e se non lo ottiene diventa maleducato, aggressivo, manesco. Il forte bisogno di possesso e di conquista lo porta a considerare l’altro come un semplice oggetto. Le molestie durano per un periodo abbastanza limitato nel tempo e spesso lo stalker desiste con una vittima per passare ad un’altra.

Il rancoroso agisce per vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene aver subìto. L’obiettivo è spaventare la vittima e danneggiarla in vari modi. Considera giustificati i propri comportamenti, da cui trae confortanti sensazioni di potere che hanno poi l’effetto di rinforzarlo inducendolo a continuare. Si può trattare di un dipendente che perseguita il suo datore di lavoro da cui è stato licenziato, anche solo spostato di mansione, o un collega che ha ricevuto benefici ritenuti ingiusti; oppure di un paziente che perseguita un medico che avrebbe secondo lui commesso un errore nella terapia, nella diagnosi. Non sono rarissimi i casi di omicidio perpetrati da questa tipologia di stalker.

Il predatore vero e proprio inseguitore della vittima, il cui scopo è quello di avere un appagamento sessuale. Per raggiungere questo obiettivo può dedicare molto tempo alla pianificazione delle proprie azioni. Prova soddisfazione e senso di potere nell’osservare la vittima di nascosto, nel progettare l’agguato senza minacciare o lasciar trapelare in anticipo le proprie intenzioni. All’interno di questa tipologia possono ricadere gli stupratori seriali. Sono persone potenzialmente pericolose anche se non sempre trasformano le loro intenzioni in atti. Non èn è una tipologia di stalker fortunatamente diffusa.

Anna C. Baldry*

fonte: www.poliziadistato.it

 

situazione della prostituzione in Italia

da La Repubblica: www.repubblica.it

Sono alcuni dei numeri della prostituzione nel nostro paese
Convegno della Caritas in occasione del 50° della Merlin

In Italia prostitute da 60 paesi
Giro d’affari da un miliardo l’anno

ROMA – Donne provenienti da oltre 60 diversi paesi mondo. Sono quelle che si prostituiscono sulle strade italiane, o nel chiuso di locali notturne e case di appuntamento. In tutto 70mila prostitute (50% straniere, 20% minorenni) per 9 milioni di clienti. Con un costo medio per prestazione di 30 euro: un giro d’affari di 90 milioni al mese, oltre un miliardo l’anno. Dietro non c’è più lo sfruttatore o la mafia locale. A 50 anni dalla legge Merlin a gestire la prostituzione in Italia sono diventate le mafie internazionali.

I nuovi scenari italiani dello sfruttamento sessuale sono stati tracciati in un convegno organizzato da Caritas, Cgil, Cisl e Uil, che si è svolto alla Camera del Lavoro di Milano. A fornire i dati più allarmanti, Don Luigi Ciotti del Gruppo Abele. “Sono cambiati l’epoca e il contesto, ma le storie si ripetono – ha detto Don Ciotti -. Oggi il negozio si è trasformato in mercato e la proprietà dei corpi in mano a cartelli criminali, le mafie internazionali, alle quali hanno lasciato spazio le nostre mafie dopo aver scoperto il più redditizio commercio di droga”.

La prostituzione infatti è gestita dagli stessi trafficanti internazionali (soprattutto di origine est-europea, balcanica e nigeriana), che organizzano la tratta di essere umani. Da prostitute a schiave. Con meccanismi diversi, a seconda della nazionalità. I più crudeli sembrano essere i nigeriani che ricorrono a brutalità, ricatti, ritorsioni verso i familiari. Gli albanesi invece si sono allontanati dalle pratiche più violente, che portavano alla fuga delle prostitute e al rischio di essere scoperti. Ora tendono a lasciar loro più libertà e più guadagni. Le cinesi, ultime arrivate, vengono fatte prostituire solo nelle case private e diventano quindi vittime invisibili.

Un’emergenza che rende necessari interventi dello Stato. “Bisogna fare di più: chiediamo al legislatore di fare un passo ulteriore – dice don Ciotti -. Dobbiamo offrire altre vie di fuga alle ragazze prostituite, dare loro un’opportunità di lavoro e di dignità”.


(26 maggio 2008)

Nonostante tutto…

Nonostante la sospensiva del Tar alle linee guida della Regione, in contrasto con la legge 194/78 che prevede l’interruzione di gravidanza entro la 24° settimana negli ospedali lombardi si continua con quanto deciso dalla regione:  

 

a213215c79b78c287b92bcd243183711.jpgAborto, scontro con il Tar. «Andiamo avanti»

Ospedali favorevoli alle linee guida della Regione. «Interruzione entro le 22 settimane»Nessun dietrofront negli ospedali: adottavamo le linee guida della Regione già da prima che entrassero in vigore

 

Aborto terapeutico, Milano sta con Formigoni. E non (solo) per questioni politiche o di principio. «In realtà – puntualizzano direttori sanitari, primari e ginecologi degli ospedali cittadini – noi adottavamo le linee guida della Regione già da prima che entrassero in vigore». Dunque, la sospensiva del Tar che boccia i limiti fissati dal Pirellone sulla 194 non cambia la routine dei reparti di neonatologia: interruzione volontaria di gravidanza entro la 22ª settimana. E non, come comunemente si interpreta la legge, entro la 24ª. Questione di eccellenza. Lo spiega Basilio Tiso, direttore sanitario della Mangiagalli (che da 4 anni applica il codice da cui la Lombardia ha preso spunto): «Riteniamo giusto non praticare l’ aborto oltre la 23ª settimana perché in quel caso le nostre tecniche ci consentirebbero di rianimare il feto facendolo sopravvivere con gravi handicap». ad30dda76aa881e58f06eeee3918aa24.jpgDunque «si va avanti come dal 2004». Anzi: «Sono convinto che la sospensiva del Tar sia dovuta a vizi di forma, non sostanziali». Nessun dietrofront nemmeno a Niguarda, come dice Carlo Nicora, direttore sanitario: «Da tempo non superavamo la soglia della 22ª settimana. Comunque ne parleremo lunedì». Già, domani. Il giorno in cui sono attese le motivazioni con cui il Tar lombardo, su richiesta della Cgil, ha sospeso le linee guida della Regione. Le aspetta, soprattutto, l’ assessore Luciano Bresciani: «Siamo certi della correttezza delle nostre procedure. Abbiamo semplicemente esaltato la tutela della donna. Per questo non escludiamo il ricorso al Consiglio di Stato». Ancora 24 ore di mistero. «Secondo me la sospensiva è dovuta non alla data entro cui effettuare l’ aborto ma alle firme necessarie per autorizzarlo: da una sono passate a due, un problema nelle strutture con pochi medici non obiettori», ipotizza Danilo Gariboldi, direttore sanitario del San Paolo. L’ ospedale continuerà a seguire il codice approvato nel 2006: limite massimo per l’ interruzione di gravidanza alla 22ª settimana e sei giorni. Stessa prassi anche al San Carlo. Il primario, Mauro Buscaglia, avverte: «Ma il nodo resta quello delle due firme». Enrico Ferrazzi del Buzzi aggiunge: «Continuerò a occuparmi delle donne nell’ ambito della legge nazionale e delle linee di indirizzo regionali che ritengo equilibrate perché lasciano al medico la valutazione sulla vita autonoma del feto». Eppure la polemica sale. Tra i medici sta girando un documento che chiede uno stop alla rianimazione del bambino gravemente prematuro: «Dobbiamo riflettere sul male che stiamo facendo alle famiglie».

Sacchi Annachiara

Pagina 4
(11 maggio 2008) – Corriere della Sera

Più Donne in Movimento, meno movimento per la vita

 Raccogliamo la segnalazione delle Donneinmovimento di Padova, Mestre e  Venezia

Sabato 10 maggio 2008 15:06 Padova – Contestato il Movimento per la vita a Civitas

Più Donne in Movimento, meno movimento per la vita.

Questo pomeriggio all’interno di Civitas, l’annuale fiera del terzo settore, le Donne in Movimento di Padova hanno “smontato” lo stand del movimento per la vita.

 Per guardare il video:

http://it.youtube.com/watch?v=HU-5fxJjVW4

il TAR sospende le linee guida della Lombardia

Aborto, il Tar ferma la Lombardia

Sospese le linee guida che abbassavano il limite a 22 settimaneSusanna Camusso, segretaria del sindacato: la sentenza ripristina la libertà di donne e dottori

 

MILANO – Lombardia, dietrofront – obbligato – sull’ aborto terapeutico. La Regione fissa limiti più restrittivi sull’ interruzione di gravidanza? Il Tar li sospende. È successo così ieri, con il tribunale amministrativo lombardo che ha accolto la richiesta di sospensiva delle linee guida di applicazione della legge 194 presentata dalla Cgil e da un gruppo di medici. Si torna al passato. Con una vittoria per il sindacato e una doccia fredda per il presidente della Regione, Roberto Formigoni. Che, però, non si dà per vinto: «Siamo pronti a ricorrere al Consiglio di Stato. E a chiedere la sospensiva della sospensiva». Storia di una vicenda al centro di polemiche, scontri politici, dibattiti. Ricapitolando: a gennaio la Regione Lombardia stabilisce nuove linee guida della 194. In pratica, l’ aborto terapeutico non è più consentito oltre le 22 settimane e tre giorni. L’ atto abbassa così di 11 giorni il limite di 24 settimane generalmente accettato dai medici. L’ indicazione viene avanzata da un comitato scientifico e di fatto si adegua al codice di autoregolamentazione in vigore nella clinica milanese Mangiagalli dal 2004. A quel punto la Cgil si rivolge al Tar della Lombardia con una richiesta di sospensiva, accolta ieri. «Questa sentenza – spiega Susanna Camusso, segretario generale della Cgil lombarda – restituisce la libertà dei medici e delle donne. È un importantissimo risultato che ripristina l’ unicità della 194 su tutto il territorio nazionale». Gelo in Regione. Il primo a reagire è l’ assessore alla Sanità, Luciano Bresciani: «Apprendiamo la notizia dal sito internet del Tar. Avremmo gradito che una comunicazione di questo tipo fosse accompagnata dalle motivazioni, per evitare polemiche ideologiche su un tema così delicato». Poi l’ intervento del presidente Formigoni: «Questo fatto è sorprendente nelle modalità: la notizia arriva via Internet di venerdì pomeriggio senza motivazioni. Speriamo di leggerle lunedì mattina». La contromossa è già pronta. «Le linee guida erano fissate con un decreto del direttore generale dell’ assessorato. Se il problema è quello, se c’ è un vizio di forma, convocheremo una giunta lunedì. Altrimenti ricorreremo al Consiglio di Stato. Voglio ricordarlo: queste decisioni erano state prese a tutela delle donne». «Adeguarsi alla legge nazionale». Esulta l’ associazione Coscioni: «Ancora una volta serve un giudice per fermare le indebite ingerenze ideologiche imposte attraverso provvedimenti normativi gerarchicamente inferiori alla legge». Il ginecologo abortista Silvio Viale commenta: «Non avevo dubbi che la Cgil avrebbe vinto: la Lombardia da tempo tende a tirare l’ elastico sulla 194».

Sacchi Annachiara

Pagina 18
(10 maggio 2008) – Corriere della Sera

SON TUTTE BELLE LE MAMME DEL MONDO…

Oggi è iniziata la nostra raccolta firme: Valentina, Giulia, Lia, Maida, al mercato di Chioggia.

Vogliamo che a tutte le donne sia riconosciuto il principio di autodeterminazione,

vogliamo che sia fatta la vera prevenzione che inizia nelle scuole con un ‘educazione alla sessualità e ai metodi contraccettivi,

vogliamo che siano potenziati i consultori, anche con l’assunzione di mediatrici culturali che possono favorire una buona relazione con le donne migranti,

vogliamo i contributi economici per tutte le mamme perché nessuna possa dire “non voglio questo figlio perché non ho la possibilità di mantenerlo…”,

vogliamo una buona rete sociale di servizi, come asili nido, centri di aggregazione giovanili, ludoteche e spazi verdi per i nostri figli,

vogliamo far diventare realtà i nostri sogni… 

Son tutte belle le mamme del mondo…

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Chiediamo di:

  1. impegnare il Consiglio Comunale ad adottare tutti i necessari atti di propria competenza affinché, alla luce di quanto sopra premesso, sia garantita  un’applicazione piena, coerente ed omogenea della legge 194/78;
  2. potenziare la rete dei consultori cittadini e tutte le attività di prevenzione, come informazione ed educazione alla contraccezione;
  3. sviluppare, in accordo con l’AULSS, una campagna di prevenzione tra i giovani attraverso l’educazione alla sessualità, responsabile e consapevole, e la promozione dell’utilizzo dei mezzi di contraccezione;
  4. sostenere, anche attraverso un proprio intervento, l’assunzione di mediatrici culturali presso i consultori e nei servizi sociosanitari del territorio clodiense;
  5. sviluppare una campagna di promozione della salute e informazione sulla rete dei servizi socio sanitari offerti, rivolta alle donne straniere;
  6. promuovere e rafforzare la rete di sostegno economico e sociale a favore delle donne sole con figli o in maternità, economicamente svantaggiate.
  7. abrogazione della delibera comunale approvata il 07/02/2008 in consiglio comunale, con cui si è data la propria adesione alla moratoria sull’aborto proposta da G. Ferrara.