Legge 40, le nuove linee guida

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Legge 40, le nuove linee guida sulla procreazione medicalmente assistita

Le nuove linee guida contenenti le indicazioni delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, previste dall’articolo 7 della legge 40 del 2004 che aggiornano le precedenti linee guida del 21 luglio 2004 sono state firmate dal Ministro della Salute Livia Turco lo scorso 11 aprile, all’indomani del pronunciamento da parte del Comitato di presidenza del Consiglio superiore di sanità, avvenuto il 9 aprile. Il decreto è pubblicato nella Gazzetta ufficiale di oggi, 30  aprile 2008

Si è così concluso l’iter di emanazione di questo provvedimento, secondo quanto previsto dalla stessa legge 40 che indica la necessità di un aggiornamento delle linee guida almeno triennale in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica e da attuarsi avvalendosi dell’Istituto superiore di sanità e previo parere del Consiglio superiore di sanità. Quest’ultimo si è espresso due volte: la prima, con parere del 19 luglio 2007, quando rilevò la sussistenza dei presupposti tecnico-scientifici per l’aggiornamento delle linee guida, fornendo altresì una serie di indicazioni di merito al Ministro della Salute finalizzate al miglioramento delle vecchie linee guida; la seconda, il 9 aprile scorso, quando ha sottolineato la coerenza del testo delle nuove linee guida, per la parte di pertinenza, con il suo precedente parere del 19 luglio.
Queste le principali novità delle nuove linee guida:

  1. la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) viene estesa anche alla coppia in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, e in particolare del virus HIV e di quelli delle epatiti B e C, riconoscendo che tali condizioni siano assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla PMA. In questi casi c’è infatti un elevato rischio di infezione per la madre e il feto conseguente a rapporti sessuali non protetti con il partner sieropositivo. Un rischio che, di fatto, preclude la possibilità di avere un figlio a queste coppie;
  2. l’indicazione che ogni centro per la PMA debba assicurare la presenza di un adeguato sostegno psicologico alla coppia, predisponendo la possibilità di una consulenza da parte di uno psicologo adeguatamente formato nel settore;
  3. l’eliminazione dei commi delle precedenti linee guida che limitavano la possibilità di indagine a quella di tipo osservazionale e ciò a seguito delle recenti sentenze di diversi tribunali e in particolare di quella del TAR Lazio dell’ottobre 2007. Questa sentenza come è noto ha infatti annullato le linee guida precedenti proprio in questa parte, ritenendo tale limite non coerente con quanto disposto dalla legge 40.

“Queste nuove linee guida – afferma il Ministro della Salute Livia Turco – sono il frutto di un lavoro rigoroso finalizzato a due precisi obiettivi: la piena e corretta applicazione della legge 40 e la necessità di fornire idonee e puntuali indicazioni agli operatori sanitari alla luce delle nuove risultanze cliniche e del mutato quadro di riferimento giuridico scaturito da ripetuti interventi della magistratura sulle precedenti linee guida. Sono convinta che il decreto oggi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale abbia centrato questi due obiettivi”.

 

fonte:  Ministero della salute52aca76a9c62f6f39565994eeafadcc2.jpg

www.ministerosalute.it/

 

 

 


HO DECISO DI ABORTIRE

Precari, appello-choc di una donna napoletana al capo dello Stato
“Caro presidente pochi soldi per un figlio, la ragione prevale sul cuore”

“Solo 1300 euro al mese
ho deciso di abortire”

di LAURA LAURENZI

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Un consultorio familiare

ABORTIRE perché non bastano i soldi. Non perché il bambino è gravemente malformato, non perché si è vittime di uno stupro, non perché si è sole senza un uomo accanto. Sandra (nome di fantasia) a 29 anni non se la sente, non ce la fa a diventare mamma: il motivo è che il suo è un lavoro precario, la sua esistenza è precaria, precari sono i suoi orizzonti. Ha fatto i conti e con sgomento ha deciso: un figlio è un lusso che non può permettersi.

E così ha scritto un appello al presidente Napolitano cui ha dato un titolo terribile: “Necrologio di un bimbo che è ancora nella mia pancia”. Scoprirsi incinta le ha procurato “un’emozione bruciante, una felicità incontenibile”, ma ben presto “la ragione ha preso il posto del cuore”. Scrive nella lettera-appello che sta per inoltrare al Quirinale e che ha spedito al nostro giornale: “Presidente, ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza, oppure andare su quel lettino d’ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà per sempre”.

Ieri mattina Sandra, che vive con il marito in un centro dell’area vesuviana, ha fatto la prima ecografia al Policlinico di Napoli, ha firmato le carte, ha saputo la data in cui abortirà: il 27 maggio, un martedì. Chiede di mantenere l’anonimato perché sua madre non sa niente di questa gravidanza: “Nonostante tutti i problemi sarebbe felice di diventare nonna e di potermi aiutare”.

Ha una famiglia alle spalle, un uomo che la ama, una casa. E’ sicura di una decisione così importante?
“Mi prenderò questo periodo di tempo per riflettere. E rifletterò molto. Sono sempre in tempo a cambiare idea, intanto però ho prenotato l’intervento. E non mi perdono di non esserci stata attenta, nel breve periodo in cui ho sospeso l’anticoncezionale. Nel frattempo mi chiedo: dove è andata a finire la mia dignità? Ce l’ho messa tutta per costruirmi un futuro. Dopo avere fatto tanti sacrifici, dopo essermi quasi laureata in Scienze Politiche con 18 esami su 22, dopo avere collaborato a un giornale con oltre cento articoli senza mai avere un centesimo e neppure la tessera di pubblicista, dopo aver fatto, io e mio marito, infiniti lavoretti che definire umilianti e sottopagati è dir poco, mi ritrovo a non avere i mezzi per crescere un figlio. Perché se ti manca la moneta da un euro per prendere la metropolitana non importa, ma se ti mancano i cento euro per portare il tuo bambino dal dottore importa eccome”.

Alla Asl non paga. Quanto guadagna al mese?
“Io, che oggi faccio la commessa in un negozio di informatica ma non sono ancora regolarizzata, prendo 800 euro al mese. Mio marito, che è più giovane di me, ha 25 anni, è cubano, diplomato all’Accademia, un artista, ha trovato un posto da apprendista sempre nel campo dei computer e guadagna 500 euro al mese. Lavoriamo sei giorni alla settimana e insieme le nostre entrate ammontano a circa 1.300 euro. E meno male che non paghiamo la casa perché ci ospita una mia vecchia zia”.

Con duemila euro al mese non abortirebbe?
“Sicuramente mi terrei il bambino. La mia, oggi, è una scelta iper obbligata. Mio marito è più deciso di me: più di me vede la cosa dal punto di vista della concretezza. Pensa sia un fallimento non potere dare a un figlio ciò di cui ha bisogno. In altri paesi le coppie vengono aiutate, qui si parla tanto di baby bonus ma poi nei fatti non succede niente. Lo credo che l’Italia è alla crescita zero”.

Perché ha scelto di rivolgersi a Napolitano?
“Perché è la più alta carica dello Stato. Perché è un simbolo. Perché è una persona che sento di rispettare più di tutti. La mia lettera è soprattutto uno sfogo, un gesto di disperazione e di impotenza. Gli scrivo che qui non c’è nessuno che ti tende una mano quando hai veramente bisogno. Gli scrivo anche: per favore, mi risparmi banalità del tipo: ‘Dove si mangia in due si mangia anche in tre!. Mi risparmi la retorica, perché è l’unica cosa di cui non ho bisogno'”.

Spesso le banalità sono vere. Cosa le ha detto stamattina l’ecografista?
“Che sono alla quarta settimana di gravidanza. L’embrione è ancora così piccolo che quasi non riusciva a vederlo. Poi la ginecologa mi ha prescritto degli esami del sangue per sapere l’età esatta del feto. Ho anche parlato con l’assistente sociale. Mi hanno fatto leggere e firmare una carta in cui sono elencati tutti i rischi che l’interruzione di gravidanza comporta”.

Suo marito l’ha accompagnata?
“Purtroppo non poteva assentarsi dal lavoro, che ha trovato da poco, e al suo posto è venuta una mia amica. Ma mi ha telefonato molte volte. Sa qual è la cosa che mi fa più rabbia? La mancanza di prospettive. Mio padre, che è morto 15 anni fa, era un ingegnere, mia madre è una bancaria in pensione. Noi di questa generazione occupiamo ruoli sociali molto inferiori rispetto ai nostri genitori La mobilità sociale esiste, però in forma peggiorativa. Fra i vari lavori che ho fatto c’è anche quello di baby sitter, prima con un’agenzia, poi anche da sola. Amo moltissimo i bambini: ti riempiono la vita, sono splendidi. Avrei anche già scelto il nome per mio figlio, perché sento che è un maschio: lo stesso nome di mio padre”.

Non ha pensato alla possibilità di farlo nascere e poi darlo in adozione?
“Non lo farei mai. Mai, per nessun motivo. Sapere che esiste da qualche parte nel mondo un mio bambino e io non mi occupo di lui sarebbe lo strazio peggiore”.

(30 aprile 2008)

DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE

c01e7e525a1ef21c5752ad57cfca77ab.jpgAi giornali ed ai mezzi d’informazione :
Il Gazzettino, La Nuova Venezia , Corriere Veneto, Il Venezia, Nuova Scintilla, la Piazza, L’Opinione,Tv Radio Chioggia Sottomarina, Radio BCS, Radio Clodia

per contatti:
e-mail: cd.chioggia@libero.it

http://comitatodonnedichioggia.myblog.it

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Chioggia, 29 apr. 08


Il Comitato Donne di Chioggia

 

ha il piacere di invitarLa alla conferenza stampa che si terrà

 

venerdì 2 maggio alle ore 12.00
presso la sede dell’associazione ASSO, Calle Duse n. 1018.

 

In questa occasione sarà presentata e verranno esplicate le motivazioni della proposta di DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA POPOLARE (ex art. 66 Stat. comunale) ad oggetto “PIENA APPLICAZIONE L. 194/78 e rafforzamento rete sociale ed economica a sostegno delle donne in maternità e delle donne con figli a carico”, di cui il Comitato Donne di Chioggia ne è  promotore .

 

Sperando in un Vostro gentile riscontro,

 

 

Cordiali saluti,

 

Il Comitato Donne di Chioggia

 

 

 

CHE CI FACCIO QUI?

da segnalazione dell’Assemblea 194 pubblichiamo questo post sul tema dell’immigrazione.

Proprio sull’immigrazione, sulla sicurezza, sulla difesa del proprio territorio si è “giocata” la campagna elettorale. Oggi il centrodx sembra cogliere con maggiore intensità quelli che sono i sentimenti dei cittadini italiani. Non ultima la vittoria a Roma, capitale d’Italia, simbolo italiano di quel multiculturalismo di cui Veltroni sembrava il suo massimo rappresentante.

Ma qualcosa a quanto pare non ha funzionato.

E’ difficile dare un proprio parere o un suggerimento su come affrontare questa tematica, ma intanto possiamo ascoltare la voce di chi vive direttamente sulla propria pelle l’esperienza della migrazione. 

 

se volete ascoltare andate all’indirizzo :

 http://www.radio.rai.it/radio3/podcast/lista.cfm?id=2370

 

Dal lunedì al venerdì su Rai3
dalle 14:30 alle 15:00

Il Terzo Anello:

         

Che ci faccio qui?
Storie di donne migranti
Un audiodocumentario realizzato dall’Associazione Asinitas Onlus
Regia di Daria Corrias
Consulenza musicale di Valerio Corzani

Un gruppo di donne straniere si confronta, raccontando la difficoltà del vivere in un paese straniero: la lingua, la sanità e la gravidanza, l’educazione dei figli, il dramma dei figli lasciati al paese, le seconde generazioni, l’ipotesi del ritorno a casa, il desiderio di una vita integrata.
Il programma Che ci faccio qui? nasce all’interno del progetto Miguelim, rivolto alle donne straniere al suo terzo anno di sperimentazione e ha sede nel quartiere romano di Tor Pignattara, uno dei quartieri a più alta densità di immigrazione della capitale.
Le donne intervistate sono ex studentesse della scuola d’italiano per sole donne, aperta anche a madri con bambini piccoli.
Il livello di confidenza che si raggiunge nei gruppi, le riflessioni condivise e la partecipazione attiva delle studentesse ha permesso la creazione di questo programma radiofonico, condiviso con le intervistate, dalla scelta dei temi alla scelta delle persone e dei contenuti.
Le dieci puntate per Radio3 danno un ritratto di alcuni aspetti della migrazione femminile, anche abbastanza invisibili e dolorosi, come quello del matrimonio combinato fuori dal paese di origine o quello dei figli lasciati al paese.
Asinitas Onlus è un associazione di promozione sociale, nata nel 2005 per volontà di professionisti, volontari e ricercatori nel campo dell’immigrazione. Si occupa prevalentemente delle due fasce di popolazione immigrata ritenute più vulnerabili: i richiedenti asilo politico (o protezione umanitaria) e le donne.
A partire dalle scuole di lingua italiana, attiva percorsi di gruppo e individuali volti al sostegno, all’orientamento e al benessere psicosociale delle persone migranti.
L’associazione si occupa anche di creare sensibilizzazione nell’opinione pubblica sui temi e i problemi che riguardano la vita dei migranti e la migrazione più in generale.
Il programma nasce all’interno del progetto Miguelim, condotto da un gruppo interdisciplinare di operatrici:
Alessandra Smerilli-insegnante
Cecilia Bartoli -psicologa/psicoterapeuta
Beths Allyn, Ampuero Valera – mediatrice culturale
Marina Tucci – animatrice sociale
Maria Grazia De Palmas – antropologa
Lavinia Palmieri – antropologa.
Sostenuto e finanziato unicamente dalla fondazione umanitaria Charle Magne.

Che ci faccio qui? Storie di donne migranti, non sarebbe stato possibile senza il contributo di: Mona, Syam (Egitto), Masuda, Babita, Noorjahn, Runa (Bangladesh), Fatima (Marocco), Muna. (Giordania), Ahmal (Algeria), Asma (Siria), Mitzy, Cristina (Perù), Miriam, Marta (Ecuador), Sofia (Eritrea), Almaz, Zayd (Etiopia), Jagoda (Polonia), Victoria (Filippine), Lilly (Etiopia).

MODIFICA STATUTO COMUNALE

915b24590ea63dfeb61fa6bef3e643a1.jpgCOMUNICATO STAMPA

Il Comitato Donne di Chioggia viene a conoscenza dell’ordine del giorno presentato dal consigliere comunale Dolfin Marco in discussione al punto n. 12 nel consiglio comunale previsto per lunedì 28/04/2008.

            Non siamo al corrente delle motivazioni che inducono il consigliere a richiedere la modifica dello statuto della nostra Città, ma cogliamo comunque l’occasione per ricordare al Consiglio comunale, al Presidente dello stesso ed al Sig. Sindaco Romano Tiozzo, che circa un anno fa un gruppo di donne appartenenti al Coordinamento donne di sinistra hanno presentato una proposta di delibera comunale accompagnata da circa settecento firme, che richiedeva la modifica dello statuto comunale per rendere più accessibile alle donne la presenza nelle istituzioni.

            Il Comitato Donne di Chioggia è impegnato in prima linea nella tutela dei diritti delle donne e nella valorizzazione del mondo femminile e per questo ritiene che la proposta presentata a suo tempo dal coordinamento donne di sinistra sia meritevole di attenzione e di discussione da parte delle nostre istituzioni, soprattutto vista la mancata rappresentanza femminile non solo nel nostro Consiglio comunale ma anche in Giunta.

            Considerato che la procedura per la modifica dello statuto richiede tempi tecnici non brevi e l’iter non è semplice, si auspica che se il consiglio comunale decidesse di approvare l’OdG del Consigliere Dolfin si stabilisca anche di affrontare la modifica dello statuto riguardante la rappresentanza femminile; se così non fosse significherebbe che il Consiglio Comunale ed il Sindaco Tiozzo Romano non solo non hanno a cuore il problema di una democrazia paritaria ma non tengono in considerazione nemmeno la richiesta fatta da un gran numero di cittadine/i che hanno sottoscritto la petizione.

           

            Il Comitato Donne di Chioggia

dal Gazzettino

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Comitato donne a difesa di “Liber… liberiamoci»
Chioggia

Il Comitato donne di Chioggia difende l’iniziativa di “Liber… liberiamoci” concepita quale scambio alla pari di libri di qualsiasi genere con un’unica limitazione: due sezioni cui destinare le pubblicazioni per i giovani o per gli adulti. La prova dello scorso 6 gennaio, precisa un comunicato del Comitato donne, ha dimostrato l’interesse della cittadinanza per un’iniziativa che non comporta alcuna spesa, che allarga la possibilità di nuove letture e che contribuisce contemporaneamente a creare o a rinsaldare, se già vi sono, delle relazioni sociali tra i partecipanti. L’episodio del 6 gennaio avrebbe dovuto avere una replica l’8 marzo solo che, a quella data, precisa il Comitato donne, l’impegno assorbente della manifestazione regionale sui problemi delle donne, ha impedito di fare dell’altro. Ora c’è la notizia che un’altra organizzazione in coincidenza con la giornata internazionale del libro ha in programma di dar vita ad un’iniziativa di scambio libri che non sarebbe tuttavia imperniata sul bookcrossing gratuito. Anche se, confida il Comitato donne, non è detta ancora l’ultima parola. Il conseguente appello agli organizzazioni di questa nuova iniziativa è di mettere al primo posto tra le motivazioni “la bellezza della lettura ed il piacere dell’incontro” proprio come è avvenuto lo scorso gennaio.

22.04.08 

fonte: Il Gazzettino

http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Venezia&Codice=3762835&Data=2008-4-22&Pagina=CHIOGGIA%20CAVARZERE

STRANIERI VIOLENTI?

Le donne del centrosinistra pubblicano i dati dei centri di aiuto alle donne a Roma.
L’80% maltrattamenti “domestici”. Solo in 2 casi su 10 autori del crimine non italiani

Stranieri violenti? “Falso
E’ il marito italiano che picchia”

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ROMA – L’80% delle violenze è “domestica”, subita in casa. Nella metà dei casi, l’autore è il marito della vittima, quasi sempre un italiano. Le donne del centrosinistra, insieme alle associazioni che gestiscono i centri antiviolenza di Roma (Differenza donna, Solidea), rispondono alle polemiche nate dopo lo stupro avvenuto vicino alla stazione de La Storta.

Si sono riunite in un luogo simbolico, la casa internazionale delle donne a Roma, per rifiutare “una strumentalizzazione della violenza sulle donne che ci addolora e ci violenta ancora di più”. I numeri parlano meglio delle parole. Dei 612 casi registrati nel 2007 dal centro antiviolenza di Torre Spaccata – uno dei sette centri di ascolto nel Lazio – emerge che l’80% delle violenze è “domestica”, ossia maltrattamenti subiti in casa. Il 5% è violenza psicologica grave, il 2% casi di stupro in famiglia. Lo stupro ad opera di sconosciuti è meno del 2%. E per quanto riguarda gli autori delle violenze si conferma il dato di un fenomeno che nasce e cresce soprattutto in casa: nel 52% dei casi l’autore è il marito della vittima. Solo nel 3% dei casi la violenza è compiuta da uno sconosciuto. Gli autori del crimine sono per lo più italiani (79%) e solo per il 21% stranieri.

L’assessore capitolino uscente alle pari opportunità, Cecilia D’Elia lancia un appello: “Non strumentalizzare a fini elettorali questo fenomeno”. A dirlo con lei, la coordinatrice della campagna elettorale romana per la sinistra L’arcobaleno, Patrizia Sentinelli; il sottosegretario uscente agli Interni Marcella Lucidi; l’assessore regionale alla cultura Giulia Rodano e le presidentesse di Solidea e Differenza donna, Maria Grazia Passuello e Emanuela Moroli.

Una violenza che, la storica femminista Edda Billi chiede di chiamare “sessista” e non sessuale perchè “sono il machismo e il sessimo la causa vera”. Cecilia D’Elia ricorda “l’importanza dei centri antiviolenza non solo come risposta alle vittime, ma come strumenti di formazione degli operatori e prevenzione nelle scuole”.

Proposte e un invito a collaborare alle diverse forze politiche viene da Marcella Lucidi: “Le leggi più importanti contro la violenza sulle donne – dice – vennero approvate all’unanimità. Ora la destra sta arretrando e usa questo tema come strumento di campagna elettorale. La destra ha ridotto la prescrizione per i reati di violenza, noi chiediamo invece di raddoppiarla e, nel caso di vittime minorenni, di farla decorrere dal raggiungimento della maggiore età”.

Così anche Patrizia Sentinelli che sottolinea come “vadano migliorati i servizi e la città resa più sicura. Il programma del centrosinistra non dice di rimanere fermi a quanto è stato fatto fino ad oggi, ma pensa al presidio sociale non solo attraverso i vigili urbani, all’illuminazione, all’apertura di negozi e di insegne nelle stazioni anche in collaborazione con i privati. Perchè le politiche della sicurezza richiedono un lavoro integrato”.

(21 aprile 2008)

fonte: la Repubblica 

COMUNICATO STAMPA

Immagine Microsoft Office ClipartCOMUNICATO STAMPA

 

 

 

 

 Ad ottobre 2007 si è costituito a Chioggia un gruppo di donne (Comitato Donne di Chioggia), con la finalità di approfondire la riflessione pubblica, il dibattito culturale e per agire concretamente sulle questioni attuali, secondo un ottica di genere femminile. Il Comitato ha elaborato una serie di progetti di promozione della cultura per favorire la partecipazione e la relazione tra donne e per dare visibilità e concretezza alle pari opportunità. In quest’ottica si è inserito il progetto: “LIBER…liberiamoci! Scambiamo i libri in piazza”, evento che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Chioggia. Alla base di questo progetto c’è la relazione con l’altro, lo “scambio” come modalità di passaggio di cultura e questo diventa particolarmente educativo per i bambini: la cultura deve “viaggiare” e la gioia nel condividerla diventa momento di crescita. Il primo passo della relazione pensiamo debba nascere proprio con lo scambio dei libri, a cui noi tutti diamo un valore intrinseco che trascende il valore economico del libro. In sintesi, l’iniziativa “Liber…liberiamoci. Scambiamo i libri in piazza!” si è svolta la mattina di domenica 6 Gennaio sotto il porticato del Municipio di Chioggia. C’è stato un afflusso straordinario di adulti e bambini che hanno scambiato quasi 300 libri e lasciato messaggi all’interno di questi, destinati a chi li avrebbe ricevuti (sull’evento segnaliamo anche il sito del Comune di Chioggia http://www.eventi.chioggia.org/news_content.php?cat=news&id=57 e il sito della Provincia di Venezia http://www.pariopportunita.provincia.venezia.it/html/home.asp). Si è creato uno spazio pubblico in cui ognuno portava un libro (di qualsiasi tipo e genere) e ne riceveva in cambio un altro, senza pagare nulla e senza scambio di denaro. Chi accettava di partecipare allo scambio veniva iscritto nel “Libro dello scambio” dove veniva riportato il nominativo, quale libro  donato e quale libro scelto in cambio. Sono state previste due sezioni: una per i bambini e una per gli adulti. Questo fatto, a nostro avviso, ha dimostrato come la cittadinanza palesi una necessità incombente di cultura e partecipazione che i mille problemi quotidiani o i costi a volte troppo elevati dei libri, non permettono di soddisfare. Il progetto, con il suo carattere gratuito puntava proprio a questo: fornire una possibilità di accesso alla lettura a chi, per svariati motivi, non può accedervi facilmente, oltre che incentivare uno scambio relazionale. Era nostra intenzione riportare l’iniziativa in Piazza l’8 marzo ma a Chioggia insieme a tantissime altre donne e associazioni abbiamo svolto una grande Manifestazione regionale proprio in occasione della Giornata internazionale della donna, a difesa dei diritti delle donne e a seguito di una grave delibera comunale che ha indotto noi donne a fare una scelta diversa da quella prevista (per maggiori info http://comitatodonnedichioggia.myblog.it ). Oggi apprendiamo dai giornali e dai siti web che anche la Fnac sta organizzando in occasione della giornata mondiale del libro l’iniziativa dello scambio libri, completamente diversa dal bookcrossing. Nello scambio libri come noi del Comitato di Chioggia avevamo previsto c’è l’assoluta gratuità dello scambio, il piacere di scambiarsi qualcosa che fa parte del nostro essere ancor più del nostro “avere”, uno scambio esistenziale. Ecco perché speriamo che la Fnac e le case editrici non vogliano lucrare su questa bellissima iniziativa ma solo rilanciare la bellezza della lettura e il piacere di incontro che trascende qualsiasi speculazione economica. Noi donne continueremo con lo scambio dei libri in Piazza, luogo di appartenenza di tutti i cittadini.

candidature femminili

Come analisi nelle candidature femminili alla Camera e Senato al momento ho trovato solo questa, segnalateci se ce ne sono altre:

Scheda di sintesi candidature femminili Camera e Senato

 

 

A cura di Aspettare stanca

 

 

 

Agnese Canevari

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Quali partiti
Sono state considerate gli elenchi di candidati delle principali liste politiche per le elezioni  di Camera e Senato: Partito Democratico – Popolo delle Libertà – Sinistra Arcobaleno – UDC – Lega Nord – Italia dei Valori – La Destra

 

Criteri
I criteri utilizzati sono: il n. tot. di candidati per circoscrizione; n. di donne candidate e la loro percentuale rispetto al tot. di candidati della lista; la posizione delle donne in lista; i capilista.

 

Fonti
Sono stati utilizzati gli elenchi disponibili sui siti dei vari partiti e dei principali quotidiani.

 

 

 

Analisi dei dati

 

Si segnala che nel numero delle donne candidate e delle percentuali sono considerate anche le candidature multiple, pertanto il dato assoluto di donne candidate risulta superiore alle effettive candidate che sono conteggiate più di una volta.
 
In termini assoluti, le maggiori percentuali di candidature femminili risultano essere quelle del PD e di Sinistra Arcobaleno, superiori al 40%.
 

 

1. Per quanto riguarda il n. di donne candidate

 

Considerando il centro sinistra, il  Pd ha un tot. di candidate pari al 41,1%, cioè 379 donne su 920 candidati (42,1% Camera e 39,2% Senato) IDV presenta invece una percentuale di donne candidate inferiore, pari al 25,4% cioè 238 donne su 937 (27,7% Camera e 20,6% Senato).

 

Per quanto riguarda la Sinistra Arcobaleno   presenta candidature femminili nelle liste pari al 44,6%, cioè 407 donne su 912 (45,6% Camera e 42,6% Senato).

 

Per quanto riguarda il centro destra il PdL ha candidato una percentuale di donne che si attesta attorno al 20%, cioè in tot. il 20,1% pari a 186 donne su 925 candidati (21,7% Camera e 17,05% Senato)

 

Soltanto la Lega Nord presenta una percentuale superiore al 30% ed in linea con la normativa europea di un terzo, ma la maggior parte delle donne sono candidate dopo la decima posizione. La Lega Nord infatti candida il 34,3% di donne (36,02% alla Camera e 30,8% al Senato) pari a 164 candidate su 478.

 

Per quanto riguarda La Destra la percentuale complessiva di donne candidate è inferiore al 20% e si attesta al 16,4% (18,15% alla Camera e 12,9% al Senato). La percentuale della Camera risulta amplificata dalla candidatura di D. Santanchè come capolista in tutte le circoscrizioni: risulta quindi conteggiata 26 volte.

 


Per quanto riguarda il centro, vale a dire l’UDC, presenta il dato percentuale più basso di donne candidate pari al 14,5% (15,7% alla Camera e 12,1% al Senato).

 

 

 

2. Capilista e posizioni apicali 

 

Nell’analisi dei dati vengono prese in considerazione sia le posizioni di capolista, sia le posizioni n. 2 e 3 in quanto trattasi di area di probabile elezione.

 

Il PD presenta 10 donne in posizione di capolista, 11  in posizione n. 2 e 14  in posizione n. 3; il leader Veltroni non è mai capolista; solo in pochi casi si ha una candidatura a capolista plurima (D’Alema in Campania I e in Puglia alla Camera – Marini in Lazio e Abruzzo e Latorre in Puglia e Basilicata per il Senato).

 

La Sinistra Arcobaleno   presenta 17 donne capolista,  15 donne in posizione n. 2 e 16 in posizione n. 3; una doppia candidatura di Rita Borsellino in Lombardia ed Emilia per il Senato; il leader Bertinotti capolista in Lazio I alla Camera.

 


IDV candida solo 4 donne capolista al Senato e nessuna alla Camera, 10 donne  in posizione n. 2 e 10  in posizione n. 3; alla Camera è sempre capolista il leader Di Pietro.

 

Il PdL presenta solo 2 donne capolista al Senato e 1 donna in posizione n. 2 alla Camera in Molise; alla Camera Berlusconi è sempre in posizione n. 1 e Fini in posizione n. 2 (tranne in Molise, in cui è candidata una donna in seconda posizione); le donne in lista meglio piazzate si trovano solo in terza posizione (solo 6 candidate).

 

La Lega Nord , che si presenta solo in 9 regioni, non ha capilista donne; il leader Bossi è capolista in 7 circoscrizioni alla Camera; anche al Senato abbiamo candidature plurime di Calderoli e Castelli; nelle posizioni n. 2 e 3 non ci sono donne alla Camera mentre al Senato ce ne sono solo due in terza posizione.

 


L’UDC presenta solo una donna capolista al Senato nella regione Lazio (Alessandra Borghese), 6 donne in posizione n. 2 e 3 donne in posizione n. 3; il leader Casini è capolista alla Camera in quasi tutte le circoscrizioni e D’Onofrio al Senato.

 

La Destra presenta alla Camera sempre una donna capolista ossia la leader Daniela Santanchè e nessuna donna al Senato; nessuna donna in seconda posizione alla Camera e solo una al Senato.
 

 

Osservazioni

 

Le candidature femminili trovano una maggiore presenza nelle liste del PD e della Sinistra Arcobaleno , sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi in relazione alla posizione in lista. In queste liste le donne risultano infatti meglio piazzate, vale a dire vi è un numero considerevole di donne in posizione di eleggibilità. Quindi aumentano considerevolmente le chances  per le donne di essere effettivamente elette.

 

In generale nella composizione delle liste, non è comunque stato rispettato un ordine determinato di successione nelle liste secondo il genere, né di alternanza 1-1 né di successione 2-1 (non più di due candidati consecutivi dello stesso genere), tranne in alcuni casi sporadici.
Nel caso particolare de La Destra è pur vero che alla Camera tutte le posizioni n. 1 sono femminili, ma trattasi sempre di Daniela Santanchè, quindi la rappresentanza femminile effettiva risulta molto ridotta.

 

Per quanto riguarda i capilista, il PD e la Sinistra Arcobaleno sono i partiti che candidano il maggior n. di donne e utilizzano in forma residuale le candidature plurime. In tal modo, sembra che queste due forze politiche abbiano recepito il senso del terzo quesito referendario (Guzzetta-Segni) in materia elettorale.

 

Si rileva che quando si hanno candidature plurime in posizione di capolista (es. Silvio Berlusconi n.1 in tutte le circoscrizioni della Camera) gli eletti dipenderanno dalle opzioni effettuate, ossia dal c.d. gioco dei subentri. Di conseguenza, da queste scelte, in genere maschili (tranne che nel caso di Daniela Santanchè per la Destra)  dipenderà anche quante e quali donne entreranno in Parlamento.

 

 

 

http://www.dols.net/magazines_news.php?id_micro=68&id_sub=9999&id_news=1223

 

Un sogno, la Spagna e le donne

Il nostro non è un Paese per donne? Guardiamo alla Spagna…

Zapatero, dopo il giuramento al re Juan Carlos, annuncia il nuovo esecutivo
Il ministero della Difesa sarà assegnato da Carme Chacon, 37 anni, incinta

Spagna, ecco il governo Zapatero
Nove donne e otto uomini

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MADRID – Il nuovo governo socialista spagnolo schiera più donne ministro che uomini: 9 a 8. Dopo aver giurato per il secondo mandato davanti a re Juan Carlos, il premier Jose Luis Rodriguez Zapatero ha presentato il suo esecutivo. E per la prima volta nella storia politica della Spagna le donne sono più numerose degli uomini.

Oltre ad essere in maggioranza, alle donne è andato anche il ministero della Difesa, che verrà assegnato a Carme Chacon, 37 anni. La donna, che aspetta un figlio, è una delle figure in ascesa all’interno del Partito Socialista. Diversi dei membri chiave del precedente governo resteranno al loro posto, come il ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos, il ministro dell’Economia Pedro Solbes e quello degli Interni Alfredo Perez Rubalcaba.

Sono cinque i ministri nuovi e quattro quelli non confermati, come il dicastero del Lavoro, Jesus Caldera. Fra le novità, il Ministero dell’Uguaglianza affidato a Bibiana Aido, 31 anni, il ministro più giovane
della democrazia spagnola e quello delle Scienze e dell’Innovazione, ruolo che sarà di Cristina Garmendia, 45 anni.

(12 aprile 2008)